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JULIO VELASCO E LA CULTURA DEGLI ALIBI

6 Apr

Julio Velasco, grandissimo allenatore di Volley, ci parla di schiacciatori che parlano continuamente delle “alzate”. Gli alibi sono sempre dietro l’angolo. E’ fondamentale non nasconderci dietro questo tipo di cultura, ma lavorare con passione e costanza verso il miglioramento di noi stessi e della nostra performance. Come suggerisce Velasco, è importante avere in squadra “schiacciatori che schiacciano bene palle alzate male”.  E’ facile riconoscere un alibi, una scusa ad un nostro errore. Quando ne parliamo sentiremo nello stomaco un piccolissimo “crampo”, e una “vocina” nella testa ci starà ricordando che stiamo dicendo una bugia. Il problema è che la stiamo dicendo a noi stessi. Buona Pasqua a tutti i lettori!

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SIATE AFFAMATI, SIATE FOLLI!

25 Set

 

Stavo per postare un articolo sulla gioia ed il divertimento che ognuno di noi dovrebbe provare praticando sport. Lo sport è gioia, passione, divertimento, sacrificio. Se non ti diverti c’è sempre un motivo. Pressioni troppo elevate, aspettative eccessive, stress… Nella maggior parte dei casi quando mancano o vengono meno passione e divertimento si perde la vera essenza dello sport. Le cause possono essere molteplici ma è sempre bene svolgere un’auto-analisi e cercare di capirne le motivazioni. Molto spesso è l’attenzione eccessivamente rivolta al risultato a creare tensione e stress, e questo influenza negativamente la prestazione, vero elemento unicamente controllabile e da cui attingere piacere e passione per il gioco.

Le parole dell’ormai famosissimo discorso di Steve Jobs mi hanno colpito profondamente perchè, oltre ad essere un genio del nostro tempo, è stato esempio vivente di passione e gioia di vivere. Passion, come ripeteva. Ha profondamente amato il suo lavoro. Questa è stata la chiave della sua vita. La motivazione interna – la passione – che lo guidava era altissima. Se si coltivano le passioni che abbiamo dentro e le si alimenta, allora anche i più grossi sacrifici sembreranno semplici da sopportare. Godiamoci insieme questa piccola ma significativa lezione di vita.

VINCI CASOMAI I MONDIALI

4 Apr

Oriali

Questo poche righe sono dedicate a chi ha fatto del sacrificio e del sudore la propria missione, nello sport come nella vita. E’ dedicato agli Oriali, ai Cunego…a tutti coloro che hanno vissuto il palcoscenico dello sport nell’ombra, vivendo spesso di luce riflessa. Nel mondo dello spettacolo si chiamano “spalle” e alcune di loro sono diventate così famose che a lungo andare hanno preso il posto delle “prime donne” nel cuore della gente.

Nella maggior parte dei casi senza i gregari gli atleti più famosi non avrebbero nemmeno lontanamente raggiungi i traguardi tanto ambiti. Rivera non sarebbe entrato prepotentemente nella storia del Milan senza l’apporto di Lodetti, Mancini non avrebbe brillato negli ultimi anni di carriera senza l’aiuto di Almeyda, e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Spirito di sacrificio, tenacia, passione, duro lavoro e dedizione al raggiungimento degli obiettivi, motivazione fortemente intrinseca, sono solo alcune delle qualità che un buon gregario deve possedere. Alcuni atleti lo sono per natura, altri lo diventano, stimolati dalla passione, unica e vera linfa vitale per diventare non solo grandi campioni, ma anche grandi gregari.

C’è una bellissima canzone che riassume in poche parole lo spirito del “gregario”. Buon ascolto e un  “in bocca al lupo” particolare a chi ha fatto del “lavoro sporco” la propria passione e soprattutto la propria missione.

UNA VITA DA MEDIANO, di Luciano Ligabue – 1999

una vita da mediano 
a recuperar palloni 
nato senza i piedi buoni 
lavorare sui polmoni 
una vita da mediano 
con dei compiti precisi 
a coprire certe zone 
a giocare generosi 
lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai stai lì 
una vita da mediano 
da chi segna sempre poco 
che il pallone devi darlo 
a chi finalizza il gioco 
una vita da mediano 
che natura non ti ha dato 
nè lo spunto della punta 
nè del 10 che peccato 
lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai stai lì 
stai lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai 
finche ce n’hai 
stai lì 
una vita da mediano 
da uno che si brucia presto 
perché quando hai dato troppo 
devi andare e fare posto 
una vita da mediano 
lavorando come Oriali 
anni di fatica e botte e 
vinci casomai i mondiali 
lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai stai lì 
stai lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai 
finchè ce n’hai 
stai lì

 

SVILUPPA LA TUA “HAKA” INTERIORE!

27 Gen

 

Nel suo libro “Maori Games and Haka”, lo studioso Alan Armstrong descrive la Haka così:

“La Haka è una composizione suonata con molti strumenti. Mani, piedi, gambe, corpo, voce, lingua, occhi… tutti giocano la loro parte nel portare insieme a compimento la sfida, il benvenuto, l’esultanza, o il disprezzo contenute nelle parole. È disciplinata, eppure emozionale. Più di ogni altro aspetto della cultura Maori, questa complessa danza è l’espressione della passione, del vigore e dell’identità della razza. È, al suo meglio, un messaggio dell’anima espresso attraverso le parole e gli atteggiamenti.”

Ma qual è lo scopo e contemporaneamente il vantaggio offerto da questo rituale pre-gara?
All’inizio del suo utilizzo, quando gli avversarsi non ne conoscevano esistenza e peculiarità, serviva anche per intimidire i “nemici” sul campo. Ora che gli avversari si sono abituati al rituale degli All-Blacks si ipotizza che addirittura ne traggano vantaggio nel sentirsi più uniti nell’affrontare i fortissimi neozelandesi.

Il vero vantaggio di questa danza dalle origini antiche, per chi la pratica, risiederebbe dunque nell’incanalare le energie negative e le tensioni pre-partita verso una direzione positiva. Scaricarando lo stress in questo modo, esso si trasformerebbe in vera e propria energia positiva, permettendo ai giocatori di iniziare la gara con un’attivazione psico-fisica ottimale ed un atteggiamento psicologico perfetto. Le emozioni negative lascerebbero il posto ad emozioni e sensazioni positive, la tensione non scompare ma si trasforma in carica agonistica ottimale, attenzione e concentrazione sono esclusivamente dirette alla gara ed alla prestazione. Tutto questo naturalmente si unisce anche al fatto che, attraverso questa danza, i giocatori diventano più coesi e si rafforza il senso di appartanenza alla squadra e al popolo che rappresentano.

E’ dunque molto importante sviluppare una routine pre-gara, comportamenti e pensieri che vi portino ad incanalare le giuste energie ed iniziare la gara ottimamente concentrati ed “attivati” positivamente. Tempo fa ho scritto un articolo sui rituali pre-gara e sul comportamento pre-gara che vi consiglio di leggere. Con l’esempio dell’Haka volevo ricordarvi l’importanza di un adeguato rituale pre-gara che vi aiuti ad “entrare in partita”.

SIAMO TUTTI DIVERSAMENTE ABILI

28 Ott

Gabriel ha un handicap. E’ nato senza piedi. E’ considerato un ragazzo disabile perchè non è “come gli altri”. Eppure a calcio, sport dove è necessario usare gli arti inferiori per colpire la palla, gioca meglio dei suoi coetanei. Senza soffermarmi sulla mediaticità del caso – ma sono sicuro che lo staff del Barcellona che si è preso in carico il piccolo Gabriel riuscirà a supportarlo psicologicamente nel migliore dei modi – voglio invece porre l’accento sul mondo delle persone e degli atleti diversamente abili.

I giocatori disabili sono persone incredibili!!!
Come Gabriel riescono a trasformare i propri limiti in punti di forza. Questo perchè in quanto diversamente-ABILI, sono dotati di abilità differenti rispetto alle altre persone e agli altri giocatori, ma non per questo meno abili in qualcosa. Sono infatti capaci di rendere queste abilità differenti talmente potenti da trasformale in veri e propri punti di forza.

La diversità consiste proprio in questo: sviluppare al meglio le abilità residue compensando ed in taluni casi migliorando quelle mancanti. Ed in questo senso possiamo affermare che siamo tutti un po’ diversamente abili, perchè ognuno di noi possiede qualità diverse dagli altri, da sperimentare e rendere ancor più uniche.

Esistono naturalmente differenti dis-abilità, come pure differenti livelli di gravità delle varie patologie, ma esiste allo stesso tempo la possibilità che queste persone recuperino tutte, o almeno in parte, le abilità necessarie a condurre una vita soddisfacente.

In che modo?

Attraverso per esempio la pratica di uno sport, come nel caso del piccolo Gabriel. Lo sport è uno strumento eccellente per il recupero delle diverse funzionalità “venute meno” – relazionali, motivazionali, fisiche e psicologiche.

A giovare della pratica sportiva, oltre agli aspetti di ordine fisico – come l’incremento della forza e della resistenza muscolare, cardiaca e respiratoria – è soprattutto la dimensione sociale che migliora attraverso lo sviluppo di nuove relazioni ed amicizie, mentre l’autostima e la fiducia in se stessi crescono man mano che la persona raggiunge piccoli ma significativi risultati, constatando che è in grado di compiere gesti sportivi che probabilmente non pensava minimamente di poter più effettuare.

Tutto questo riveste un’importanza fondamentale per chiunque abbia subito un trauma o visuto una malattia. In una parola significa tornare a vivere. Ecco perchè lo sport-terapia deve essere valorizzato ancora di più. La sua funzione è determinante. Senza pensare poi al fatto che molte di queste persone, una volta scoperta o riscoperta la propria indole sportiva e competitiva, intraprendono la strada agonistica.

Termino questo articolo con l’augurio che le istituzioni, le grandi aziende, i mass-media, e chiunque abbia un minimo di passione per lo sport, si accorgano sempre più di queste realtà per aiutarle, economicamente e moralmente, a divenire sempre più una grande realtà del nostro Paese, ancora indietro, soprattutto a livello agonistico, rispetto a Nazioni come Inghilterra o Germania.

LA FORZA DI RIALZARSI

8 Ott