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CONOSCO UN RAGAZZO…

11 Lug

STRESS SPORT

Conosco un ragazzo – ormai quarantenne – che nel quartiere dove vivo è considerato un idolo del calcio. Questo perchè è davvero bravo coi piedi. Vederlo palleggiare e giocare riscalda l’animo. Da giovane è stato nel giro della nazionale ed ha giocato nella primavera di una nota squadra professionistica di serie A. Da piccolo è stato un bambino prodigio. E’ stato corteggiato dai migliori club italiani. Veloce, potente, dotato di una tecnica sopraffina.

Vi starete chiedendo, dove ha giocato? E’ un calciatore famoso? Ebbene, sapete cos’è successo? Non è riuscito nemmeno a diventare un giocatore professionista. E sapete perchè? Perchè non “aveva la testa”. Ogni volta che entrava in campo tremava. Stava male. Addirittura “vomitava” nello spogliatoio prima di una partita importante. In allenamento sembrava un campione, mentre in gara diventava un altro. Le gambe gli tremavano. Era terrorizzato. I suoi allenatori hanno tentato invano di aiutarlo, rimproverandolo, mandandolo in panchina, insultandolo, incoraggiandolo ma nei tempi e nei modi sbagliati.

Oggi è comunque un uomo realizzato nella vita e nella sua professione. Ma non è mai diventato un calciatore professionista. 

La domanda che spesso mi sento rivolgere è la seguente: “dottore, come mai in allenamento rendo moltissimo mentre in gara non riesco ad esprimermi al meglio?” .Ebbene, di persone ed atleti come il mio amico ce ne sono moltissimi. E’ fondamentale andare ad indagare sulle cause più o meno profonde che portano un giocatore a comportarsi in questo modo. Autostima bassa, poca auto-efficacia. Scarsa intelligenza emotiva e difficoltà nel gestire le emozioni. Stress e pressioni elevate. Eccessivo focus sul risultato. Le cause possono essere molteplici.

Ciò che è importante è non sprecare le propria abilità, le proprie doti, il proprio talento. Tempo fa un importante scienziato disse che l’intelligenza più importante è certamente quella emotiva, perchè ci permette di gestire, comunicare e comprendere al meglio le proprie emozioni. Come il mio amico, senza una buona intelligenza emotiva, puoi essere dotato di tutto il talento possibile, ma vai poco lontano. E’ fondamentale allora analizzare con un esperto le cause e le dinamiche che ti “limitano”, sviluppando adeguati percorsi di Mental Coaching e ritrovando il piacere di praticare lo sport per il quale “sei nato”.

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POVERI NOI

17 Nov

ITALIA CROAZIA

 

Italia – Croazia. 1 – 1. 16 Novembre 2014. Stadio Meazza di Milano gremito di folla. Partita di qualificazione valida per il prossimo campionato europeo di calcio. L’Italia parte bene, quasi subito in vantaggio con un gran tiro di Candreva dal limite dell’area di rigore. Chirurgico. La Croazia poi, nettamente superiore sul piano tecnico, impone il suo gioco, prende fiducia e pareggia, meritando anche qualcosa di più.

Fin qui tutto normale. Peccato che a “guastare la festa” ci abbiano pensato alcuni tifosi croati con il lancio di petardi, fumogeni e cariche alla polizia. Anche questo, ahimè, sembra ormai normale routine nei nostri stadi. Oggi i croati, domani i tifosi di un derby qualsiasi di provincia. Le politiche devono cambiare e quello che si è fatto finora non basta, è necessario guardare all’estero per capire come i nostri stadi non siano per niente sicuri e comprendere come le soluzioni apportate sino ad oggi non siano per nulla sufficienti.

Ma oggi non voglio parlare di questo. Voglio parlare del malcostume tipicamente e culturalmente italiano nel partecipare ad eventi sportivi come questo. Voglio parlare dei fischi ripetuti ed assordanti avvenuti durante l’inno della Croazia, voglio parlare dei “buu” continui ai giocatori croati, voglio parlare degli insulti, dei gestacci e delle urla indirizzate ai tifosi croati da parte non solo di adulti italiani scalmanati, ma – e questo è grave – da parte dei centinaia di bambini delle scuole calcio invitate dalla figc a partecipare a quella che doveva essere una festa dello sport.

Certo, i croati non si stavano comportando certamente in maniera esemplare, ma vedere bambini e famiglie con le dita medie alzate urlando tutti in coro parole indicibili fa forse più male. Ciò che infatti è ancor più grave non sono i bambini che urlano, ma gli adulti, gli allenatori ed i dirigenti accompagnatori di questi bambini – che per primi dovrebbero dare l’esempio –  e che invece hanno insultato e fischiato i tifosi avversari per buona parte della partita. Va da sè che i bambini, che imitano sempre gli adulti e non sono assolutamente violenti per natura, ne hanno seguito di pari passo le gesta.

Negli ultimi anni la Figc sta lavorando veramente molto per diffondere una cultura diversa dello sport, fatta di rispetto e fair-play, soprattutto tra i giovani, ma fino a quando ci saranno allenatori e genitori ottusi che impartiscono regole ed esempi differenti, non matureremo mai come Paese e resteremo sempre il popolo degli “italioti”, “pizza mafia e mandolino”, il paese dove tutti possono permettersi tutto. E persino dei teppistelli vestiti con la maglia della croazia potranno permettersi di far sospendere una semplice festa dello sport.

CAMPIONE O FUORICLASSE?

30 Ott

 

Che differenza c’è tra un campione ed un fuoriclasse? Il fuoriclasse è quel giocatore che ti risolve le partite con giocate fuori dall’ordinario, è dotato di una straordinaria tecnica ed è senza alcun dubbio superiore alla media degli altri giocatori. Ha un solo difetto. E’ spesso incostante nel rendimento e sovente non è “padrone” delle sue perfomances, vale a dire non ha la capacità di gestire mentalmente le sue doti tecniche ed atletiche in maniera costante nel tempo, a vantaggio di prestazioni costanti. Talvolta poi, fuori dal campo di gioco non si contraddistingue per comportamenti particolarmente esemplari, oppure, più semplicemente, passa “inosservato”. Qualche esempio? Nel calcio Cassano, Balotelli, Recoba.

Il campione invece è l’opposto del fuoriclasse. Come il fuoriclasse è dotato di tecnica elevata e di giocate straordinarie. Ma è esempio di lealtà dentro e fuori dal campo. Spesso si contraddistingue per comportamenti e gesti esemplari e non è mai “fuori le righe”. Qualche esempio? Schumacker nella formula 1, Mennea nell’atletica.

Ho sempre provato una grande ammirazione per quei giocatori che si sono contraddistinti dentro e fuori dal campo. In tutti gli sport ed in tutte le categorie. Roberto Baggio è stato uno di questi. Anche ora che è ormai lontani dal calcio giocato da diversi anni, riesce sempre ad intervenire con proposte ed iniziative davvero lodevoli sia a livello federale che con iniziative di solidarietà senza precedenti. In questo momento storico in cui il calcio italiano sembra essere allo sbando, senza guide morali e politiche, un uomo come Baggio rappresente non solo un raggio di luce in una notte oscura, ma anche un punto di riferimento importante per tutti i nostri giovani. Esempio di lealtà in campo, umile e senza mai una parola fuori luogo, sono orgoglio di poter affermare che il “divin codino” – come era chiamato negli anni novanta – è stato ed è senza dubbio un campione. Forse il più grande calciatore italiano del dopoguerra.

BIOGRAFIA di Roberto Baggio (tratta da http://www.biografieonline.it

Roberto Baggio, uno dei più grandi campioni che l’Italia abbia avuto, uno dei più noti a livello mondiale, nasce il 18 febbraio 1967 a Caldogno, in provincia di Vicenza.

E’ un ragazzino quando il padre tenta di trasmettergli l’amore per il ciclismo. Ma Roberto giocava a calcio e lo faceva già con grande fantasia, tecnica ed estro. Inizia a giocare nella squadra della sua città. All’età di 15 anni passa al Vicenza, in serie C. Non ancora maggiorenne, nella stagione 1984/85, segna 12 reti in 29 partite e aiuta la squadra a passare in serie B. Alla serie A non sfugge il talento di Roberto Baggio: viene ingaggiato dalla Fiorentina.

Esordisce nella massima serie il 21 settembre 1986 contro la Sampdoria. Il suo primo gol arriva il 10 maggio 1987, contro il Napoli. L’esordio in nazionale risale al 16 novembre 1988, contro l’Olanda. Rimane con la Fiorentina fino al 1990, diventando sempre più il simbolo di un’intera città calcistica. Come è prevedibile il distacco è traumatico, soprattutto per i tifosi toscani, che vedono volare il propro beniamino a Torino, dagli odiati nemici della Juventus.

Arriva poi l’appuntamento importantissimo dei mondiali casalinghi di Italia ’90. Sono queste le notti magiche di Totò Schillaci e Gianluca Vialli. Roberto Baggio inizia il suo primo mondiale in panchina; nella terza gara il CT Azeglio Vicini fa entrare Baggio per farlo giocare in coppia con lo scatenatissimo Schillaci. Contro la Cecoslovacchia segna una rete memorabile. L’Italia grazie anche ai gol di Baggio arriva in semifinale dove trova l’Argentina del temutissimo Diego Armando Maradona, che eliminerà gli azzurri ai calci di rigore.

Con la Juventus Baggio segna 78 reti in cinque campionati. Sono questi gli anni in cui raggiunge l’apice della sua carriera. Nel 1993 vince il prestigiosissimo Pallone d’Oro, nel 1994 il premio FIFA World Player. Con la maglia bianconera vince uno scudetto, una coppa Uefa e una coppa Italia.

Sulla panchina che guida gli azzurri ai mondiali USA ’94 siede Arrigo Sacchi. Baggio è attesissimo e non delude. Sebbene i rapporti con l’allenatore non siano felici, gioca 7 partite segnando 5 reti, tutte importantissime. L’Italia arriva in finale dove trova il Brasile. La partita finisce in pareggio e ancora una volta il risultato viene affidato alla lotteria dei rigori. Baggio, uno degli eroi di quest’avventura mondiale, è l’ultimo a dover tirare: il suo tiro finisce sopra la traversa. La coppa è del Brasile.

La Juventus decide di puntare sul promettente giovane Alessandro Del Piero e Baggio viene ceduto al Milan. Gioca solo due stagioni in rossonero, dove viene considerato solo un sostituto. Fabio Capello non riesce a inserirlo nei suoi schemi e anche se alla fine vincerà lo scudetto, il contributo di Baggio al Milan sembrerà trascurabile.

Baggio accetta così l’offerta che arriva da Bologna. Si ritrova a giocare con i rossoblu per l’inconsueto (per lui) obiettivo della salvezza; tuttavia il Bologna gioca un ottimo campionato e Baggio sembra tornato superlativo. Ancora una volta vive una poco serena situazione con il suo allenatore di turno, Renzo Ulivieri, per guadagnare un posto da titolare. Baggio minaccia di andarsene ma la società riesce a mettere d’accordo i due. Arriverà a segnare 22 reti in 30 partite, il suo record personale. Il Bologna si salva con disinvoltura e Roberto Baggio viene convocato per il suo terzo mondiale.

Ai mondiali di Francia ’98 Baggio è considerato riserva del fantasista Alessandro Del Piero che però delude le aspettative. Baggio gioca 4 partite e segna 2 reti. L’Italia arriva fino ai quarti dove viene eliminata dalla Francia che poi vincerà il prestigioso torneo.

Il presidente Massimo Moratti, da sempre appassionato estimatore di Roberto Baggio, gli offre di giocare nell’Inter. Per Baggio è una grande possibilità di rimanere in Italia e giocare di nuovo ai massimi livelli. I risultati sono però altalenanti. In Champions League, a Milano, Baggio segna al Real Madrid permettendo all’Inter di passare il turno. Ma pochi giorni dopo la qualificazione il tecnico Gigi Simoni, con cui Baggio ha un ottimo rapporto, viene sostituito. La stagione volgerà verso un tracollo.

Il secondo anno di Baggio con l’Inter è segnato dai difficili rapporti con il nuovo tecnico Marcello Lippi. I due si ritrovano dopo l’avventura juventina, ma Lippi esclude Baggio dai titolari. Ancora una volta si ritrova a partire dalla panchina. Nonostante ciò, appena ha la possibilità di giocare dimostra tutto il suo talento, segnando reti decisive.

I rapporti con Marcello Lippi però non migliorano. Scaduto il contratto con l’Inter, Baggio accetta l’offerta del neopromosso Brescia. Con questa maglia, sotto la guida del veterano allenatore Carlo Mazzone, Roberto Baggio arriva a siglare la sua rete numero 200 in serie A, entrando con grande merito nell’olimpo dei goleador, insieme a nomi storici quali Silvio Piola, Gunnar Nordhal, Giuseppe Meazza e José Altafini. Chiude la sua carriera con il Brescia il 16 maggio 2004; al suo attivo vi sono 205 reti in serie A e 27 reti in 56 partite giocate con la maglia della nazionale.

Devoto buddhista dai tempi di Firenze, soprannominato “Divin Codino”, ha inoltre scritto un’autobiografia: “Una porta nel cielo”, pubblicata nel 2001, dove racconta il superamento dei periodi difficili, come è tornato più forte in seguito ai gravi infortuni, e dove approfondisce i suoi difficili rapporti con i passati allenatori, ma anche elogiando le doti di altri tra cui Giovanni Trapattoni, Carlo Mazzone e Gigi Simoni.

Nell’estate del 2010 torna sulle prime pagine dei giornali in due occasioni: si reca in ritiro a Coverciano per conseguire il patentino di allenatore di terza categoria e viene candidato a livello federale per ricoprire compiti manageriali.

Roberto Baggio a Sanremo 2013.

I BAMBINI DI OGGI SARANNO GLI ADULTI DI DOMANI

16 Ott

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Lo sport aiuta a crescere. Dal punto di vista psicologico migliora le relazioni sociali ed il senso di collaborazione ed amicizia tra i ragazzi, non solo negli sport di squadra, ma anche in quelli individuali, dove i ragazzi si allenano insieme e partecipano insieme alle varie attività proposte. Lo sport migliora inoltre la capacità di lavorare per obiettivi e quindi la motivazione, ma anche il senso di auto-efficacia, autostima, fiducia nei propri mezzi e nei propri progressi; stimola la sana competizione, la lealtà ed il rispetto per sè stessi e per l’avversario/compagno. Dal punto di vista motorio permette lo sviluppo del senso cinestesico e stimola la coordinazione.

In Italia oggi però sono sempre meno i bambini che praticano sport o attività fisica. Questo perchè manca una vera e propria cultura sportiva. A scuola ad esempio le ore di educazione fisica sono sempre meno e le istituzioni non comprendono la straordinaria importanz di una sana pratica sportiva. Attraverso il gioco e lo sport gli insegnanti potrebbero ad esempio insegnare anche altre materie, stimolando l’attenzione e l’interesse dei ragazzi. Al tempo stesso la “ginnastica” non solo aiuta a migliorare la conoscenza del proprio corpo, ma permette lo svilupparsi di relazioni sociali estremamente importanti per i ragazzi ed i bambini. Elementi che in aula non sempre vengono stimolati.

In ambito prettamente sportivo ritengo che allenatori e dirigenti che operano nel mondo giovanile avrebbero bisogno di maggiore preparazione nel gestire i ragazzi. In particolare, a mio avviso, ritengo sia necessaria maggiore formazione su diversi aspetti, tra i quali:

–        metodologia di insegnamento
–        conoscenza delle caratteristiche psico-fisiche dei bambini 
–        comunicazione
–        relazione con i genitori

Vediamo di analizzare in breve ciascun punto:

Metodologia di insegnamento: al di là degli aspetti più tecnici, ci sono due regole principali da seguire. La prima riguarda la necessità di impostare l’allenamento e l’insegnamento in base all’età del ragazzino, in base cioè alle sue caratteristiche psico-fisiche. E’ necessario infatti adattare l’insegnamento tecnico al bambino e non viceversa, aumentando gradualmente le difficoltà  con il crescere dell’età. La seconda regola da seguire riguarda la presenza costante del divertimento. Se il clima di insegnamento è sereno ed orientato al gioco allora avremo bambini e ragazzi motivati che difficilmente abbandoneranno il loro sport.

Conoscenza delle caratteristiche psico-fisiche dei bambini in base all’età: è fondamentale conoscere nel dettaglio le peculiarità del bambini, del loro sviluppo psicologico e fisico, soprattutto per impostare al meglio l’insegnamento stesso dello sport. Ad esempio, dal punto di visto psicologico, cognitivo e fisiologico, un bambino di 8 anni non sarà uguale ad uno di 10 e l’insegnamento della pratica sportiva dovrà essere pertanto differente.

Comunicazione: comunicare con i bambini è molto semplice, ma è opportuno apprendere le modalità migliori per relazionarsi con loro, conoscendo ad esempio la differenza tra comunicazione verbale e non verbale e le modalità comunicative più indicate con i giovani golfisti.

Relazione con i genitori: relazionarsi con i genitori è altrettanto importante del relazionarsi con i ragazzi stessi. Comunicare ai genitori il programma di insegnamento, i principi e le modalità di allenamento, sono ad esempio attività da svolgere per meglio coinvolgere i genitori, specialmente quelli più “distratti”.

Concludo questo articolo con l’augurio che lo sport si diffonda sempre più tra i giovani perchè, oltre ad essere importante dal punto di vista motorio e fisico, è anche un ottimo strumento di crescita, formativo e stimolante. Ma ricordiamoci che i bambini non sono adulti in miniatura. Rispettiamoli e rispettiamo le loro specifiche tappe di sviluppo psico-fisiche.

IL METODO “SANDWICH”

18 Set
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Il metodo “SANDWICH rappresenta un’utile modalità per comunicare una critica costruttiva o più semplicemente fare un’osservazione ad una persona/giocatore particolarmente permalosa o insicura. E’ un metodo efficace per non far sentire il “peso” della critica stessa, che a volte pone l’atleta, specie se giovane e/o insicuro, in una condizione di sfiducia ulteriore nei propri mezzi e capacità. Un complimento infatti, soprattutto quando proviene da una persona investita di autorevolezza (come l’allenatore, il maestro, o un genitore), porta con sé un’enorme carica di fiducia; allo stesso modo una critica negativa, in particolar modo se formulata da una figura significativa per il giocatore, può comportare sentimenti di sfiducia e demotivazione. Queste conseguenze naturalmente dipendono da numerosi fattori (personalità dell’atleta, frequenza dei complimenti e delle critiche, età, sesso, contesto, livello agonistico, ecc.), ma certamente il metodo “sandwich” può risultare un valido strumento per comunicare una critica od un’istruzione in un contesto di piena fiducia.  Da non dimenticare poi il valore della comunicazione non verbale. Se ad esempio associamo un complimento ad un comportamento “non verbale” che comunica disinteresse, comunicheremo anche quest’ultimo ed il complimento non sarà servito a nulla. In cosa consiste il metodo “sandwich” dunque? E’ molto semplice. Esattamente come in “panino imbottito”, dovete “imbottire la critica che volete comunicare. Fate alla persona un complimento, ad esempio elogiandola per l’impegno che sta mettendo nel proprio lavoro o negli allenamenti. Comunicate poi la critica (costruttiva), ed infine chiudete il dialogo con un altro complimento, ad esempio: “bravo, continua in questo modo ed otterrai grandi risultati!”. Vedrete che la critica, oltre ad essere accettata, porterà anche gli effetti desiderati!
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VINCI CASOMAI I MONDIALI

4 Apr

Oriali

Questo poche righe sono dedicate a chi ha fatto del sacrificio e del sudore la propria missione, nello sport come nella vita. E’ dedicato agli Oriali, ai Cunego…a tutti coloro che hanno vissuto il palcoscenico dello sport nell’ombra, vivendo spesso di luce riflessa. Nel mondo dello spettacolo si chiamano “spalle” e alcune di loro sono diventate così famose che a lungo andare hanno preso il posto delle “prime donne” nel cuore della gente.

Nella maggior parte dei casi senza i gregari gli atleti più famosi non avrebbero nemmeno lontanamente raggiungi i traguardi tanto ambiti. Rivera non sarebbe entrato prepotentemente nella storia del Milan senza l’apporto di Lodetti, Mancini non avrebbe brillato negli ultimi anni di carriera senza l’aiuto di Almeyda, e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Spirito di sacrificio, tenacia, passione, duro lavoro e dedizione al raggiungimento degli obiettivi, motivazione fortemente intrinseca, sono solo alcune delle qualità che un buon gregario deve possedere. Alcuni atleti lo sono per natura, altri lo diventano, stimolati dalla passione, unica e vera linfa vitale per diventare non solo grandi campioni, ma anche grandi gregari.

C’è una bellissima canzone che riassume in poche parole lo spirito del “gregario”. Buon ascolto e un  “in bocca al lupo” particolare a chi ha fatto del “lavoro sporco” la propria passione e soprattutto la propria missione.

UNA VITA DA MEDIANO, di Luciano Ligabue – 1999

una vita da mediano 
a recuperar palloni 
nato senza i piedi buoni 
lavorare sui polmoni 
una vita da mediano 
con dei compiti precisi 
a coprire certe zone 
a giocare generosi 
lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai stai lì 
una vita da mediano 
da chi segna sempre poco 
che il pallone devi darlo 
a chi finalizza il gioco 
una vita da mediano 
che natura non ti ha dato 
nè lo spunto della punta 
nè del 10 che peccato 
lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai stai lì 
stai lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai 
finche ce n’hai 
stai lì 
una vita da mediano 
da uno che si brucia presto 
perché quando hai dato troppo 
devi andare e fare posto 
una vita da mediano 
lavorando come Oriali 
anni di fatica e botte e 
vinci casomai i mondiali 
lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai stai lì 
stai lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai 
finchè ce n’hai 
stai lì

 

LINEE GUIDA PER LO SPORT GIOVANILE

3 Mag

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LE RESPONSABILITA’ DEI GENITORI (tradotto dal testo “Foundation of Sport and Exercize Psychology”, di Weinberg e Gould)

 

  • Incoraggiate il/la vostro/a bambino/a a fare sport, ma senza costringerlo e senza pressioni. Lasciate che sia lui/lei a scegliere quale sport praticare e quando smettere;
  • Cercate di capire che cosa vuole vostro/a figlio/a dalla propria attività sportiva, creando attorno a lui/lei un’atmosfera adatta al raggiungimento dei suoi obiettivi;
  • Ponete dei limiti all’attività sportiva di vostro/a figlio/a. Assicuratevi che vostro/a figlio/a pratichi attività fisica in un contesto protetto, sia dal punto di vista fisico che emotivo;
  • Assicuratevi che gli allenatori siano qualificati;
  • Aiutate il/la vostro/a bambino/a scegliere obiettivi sportivi realistici ed adatti a lui/lei ed alle sue capacità;
  • Aiutate vostro/a figlio/a a rispettare l’allenatore, gli avversari ed i compagni di gioco;
  • Aiutate vostro/a figlio/a ad assumersi le responsabilità nei confronti dell’allenatore e della squadra;
  • Sappiate imporre in modo appropriato una disciplina a vostro/a figlio/a, quando necessario;
  • Supportate l’allenatore e/o lo staff medico circa eventuali problematiche o patologie di vostro/a figlio/a (es. allergie).

 

CODICE DI CONDOTTA PER I GENITORI (tradotto dal testo “Foundation of Sport and Exercize Psychology”, di Weinberg e Gould)

 

  • Rimanete in tribuna o sugli spalti durante le gare, evitando di intralciare il lavoro dello staff organizzatore;
  • Evitate di dare consigli all’allenatore su questioni tecniche o tattiche;
  • Evitate di parlare male dell’allenatore o dei dirigenti di vostro /a figlio/a;
  • Evitate di dare consigli tattici o tecnici a vostro/a figlio/a durante le competizioni;
  • Non bevete alcolici durante le gare;
  • Incitate la squadra del vostro/a bambino/a in maniera garbata, nei limiti imposti dall’educazione;
  • Dimostrate interesse ed entusiasmo, supportando vostro/a figlio/a;
  • Cercate di controllare le vostre emozioni;
  • Cercate di aiutare la squadra quando richiesto esplicitamente dai dirigenti o dagli allenatori;
  • Ricordate di ringraziare gli allenatori, gli arbitri, e gli altri volontari che organizzano le gare: spesso non sono retribuiti, l’unica forma di guadagno è un sorriso da parte dei ragazzi o un ringraziamento da parte dei genitori.

 

LA CARTA DEIDIRITTI DEI BAMBINI NELLO SPORT (UNESCO, 1992)

 

  • Diritto di divertirsi e di giocare come un bambino;
  • Diritto di fare lo sport;
  • Diritto di beneficiare di un ambiente sano;
  • Diritto di essere trattato con dignità;
  • Diritto di essere allenato e circondato da persone qualificate;
  • Diritto di seguire allenamenti adeguati ai propri ritmi;
  • Diritto di misurarsi con giovani che abbiano la stessa probabilità di successo;
  • Diritto di partecipare a gare adeguate;
  • Diritto di praticare il suo sport nella massima sicurezza;
  • Diritto di avere tempi di riposo;
  • Diritto di non essere un campione.