Tag Archives: olimpiadi

IL CASO BORDERX

10 Feb

Snowboarding+Grand+Prix+Day+3+51rT_ckxxS5l

Visto che le olimpiadi invernali sono ufficialmente iniziate, nel fare ai nostri atleti azzurri il personale in bocca al lupo da parte del Blog, voglio postare un vecchissimo articolo che avevo scritto analizzando una particolarissima disciplina invernale. Buona lettura!

La disciplina “Borderx” è una particolare gara di snow-board che prevede un percorso di discesa dove si affrontano 32 atleti. Ne scendono quattro per volta. Supera il turno il vincitore di ogni “batteria”, affinché l’ultima gara veda testa a testa i due atleti che hanno superato le manches precedenti.

E’ una tipologia di competizione molto importante per chi pratica snow-board. Gli atleti di “borderx” spesso praticano anche altre discipline, come il “Big Air” (salti ed evoluzioni con valutazione di stacco, grado di difficoltà, atterraggio, ampiezza, etc.) o lo “Slop Style” (simile al “Big Air” ma con più salti), ma è soprattutto nel “Borderx” che esprimono insieme tecnica, estro e strategia di gara, in quanto la particolare organizzazione della sfida permette di unire la velocità di discesa con la tecnica dei salti che la presenza di ostacoli lungo il percorso comporta; ma anche strategie di gara in quanto è una competizione che si svolge in diverse manches e vede affrontarsi testa a testa più atleti contemporaneamente.

Vediamo ora di analizzare in dettaglio quello che potrebbe essere un programma di Mental Training per atleti di snow-board, attraverso l’osservazione di un caso. Ho infatti avuto il piacere di conoscere e di parlare con Ivan Corvi, atleta di “Borderx” ed attualmente maestro di snow-board presso Aprica (So).

Ivan Corvi è stato più volte ai vertici italiani di questa disciplina. Nel 1997 è stato Campione Italiano Assoluto “Borderx”, mentre l’anno successivo è arrivato primo ai Campionati Italiani di categoria. Ha partecipato nel 2002 alla Coppa del Mondo “Big Air”, piazzandosi tredicesimo, e ha disputato alcune gare di Coppa Italia nella specialità “Half-Pipe”.

Con il suo aiuto e la sua collaborazione ho avuto la possibilità di conoscere più da vicino il mondo dello snow-board, constatando come questo sport rappresenti un terreno fertile per la Psicologia dello Sport, che potenzialmente può e deve dare molto ad una disciplina recente e così ricca di personalità.

Al di là delle specifiche caratteristiche di personalità di Ivan (sono rimasto colpito soprattutto dalla sua tenacia e determinazione), discutendo con lui di “snow-board” e di “Borderx”, disciplina che ama e che ha praticato maggiormente, hanno attirato la mia attenzione alcuni fattori tipici di questo sport. In primo luogo la spregiudicatezza e l’estroversione che dovrebbe possedere un atleta di “snow”.

Non tutti naturalmente possiedono queste caratteristiche, e non tutti le considerano qualità positive, ma ascoltando Ivan si capisce subito come il lanciarsi da vette mozzafiato o da dirupi ripidi e ghiacciati, o ancora il compiere evoluzioni e salti a due metri da terra non siano azioni appartenenti sempre alla sfera della razionalità.

In secondo luogo l’ansia, prevalentemente l’ansia “pre-gara”. E’ un problema comune a molte discipline sportive, ma spesso, ed il caso di Ivan è emblematico, è sbagliato considerare l’ansia come problema. Essa si trasforma spesso in spinta verso il successo. E’ un fenomeno che accade spesso, e laddove questo non si realizzi è importante far sì che l’ansia si trasformi in rabbia agonistica, o in alcuni casi, che venga ridotta d’intensità.

Nel caso di Ivan, quando si rendeva conto “di esser sceso male a causa dell’ansia, si caricava ottenendo un risultato maggiore nella manche successiva“. Ma l’ansia pre-gara può svilupparsi anche in relazione alla necessità di scontrarsi con atleti importanti e difficili da battere, soprattutto a inizio carriera. Anche la presenza di persone care, come genitori o fidanzata, producevano in Ivan maggiore agitazione nel pre-gara. Generalmente quest’ansia si trasformava in agonismo durante la competizione, permettendo a Ivan di ottenere traguardi importanti. Talvolta però l’ansia perdurava e mutava in ostacolo costante durante le fasi agonistiche.

Ho somministrato a Ivan “Il Questionario delle Abilità Mentali”. Come avevo ipotizzato dal colloquio preliminare il punteggio ottenuto da Ivan nella “Gestione dell’Ansia” è piuttosto basso. Questo dovrebbe comportare un lavoro specifico su “Rilassamento” ed “Imagery”, ma anche, attraverso opportuni ed ulteriori colloqui, ed anche col l’ausilio di alcuni test, come il “test sui fattori di distrazione”, su “Concentrazione” ed “Attenzione”, dove risulta possedere altre difficoltà (punteggi bassi anche in questi casi).

Inoltre sarebbe opportuno rafforzare il suo modo di rapportarsi agli altri, soprattutto con i compagni di squadra e con gli allenatori. Il punteggio di “Assertività” non è alto, e dal colloquio capisco che è uscito dalla Nazionale Italiana, dove era stato convocato, per un problema di comunicazione con il suo allenatore. Il suo rammarico più grande infatti, rimane il fatto di non aver dimostrato il suo vero talento agli allenatori della Nazionale, un rammarico che si porta dietro da diverso tempo.

Un percorso di Mental Training con Ivan andrebbe sviluppato partendo dunque da questi presupposti, preoccupandoci di personalizzarlo il più possibile. Ad esempio, parlando con Ivan di come concentrare e focalizzare le sue attenzioni in uno sport che richiede costantemente una vigilanza sugli avversari, ma anche sul percorso di gara, che può presentare difficoltà più o meno evidenti (come un avvallamento improvviso o un percorso ghiacciato).

Evitare poi che fattori di distrazioni interni od esterni influiscano negativamente sulla sua prestazione: è infatti opportuno individuarli con lui attraverso una griglia ed un colloquio. Quello che però si evince maggiormente, è la difficoltà psicologica che sta attraversando rispetto al grave infortunio che ha subito diversi mesi fa.

Il blocco psicologico che ne è derivato sembra influenzarlo negativamente sul campo, impedendogli di gareggiare ad alti livelli, nonostante clinicamente si sia del tutto ripreso. È un problema piuttosto diffuso negli atleti che hanno subito un grave infortunio. In questo caso sarebbe opportuno, prima di sviluppare con lui un programma di Mental Training e di Gestione dell’Infortunio, somministrargli il test “IBQ – Illness Behaviour Questionnaire”, necessario ad avere una visione d’insieme rispetto al suo modo di vedere e di gestire l’infortunio.

Lo snow-board, come abbiamo visto in queste pagine, è uno sport di recente sviluppo. Se si osservano i numeri però sta progressivamente prendendo piede tra la popolazione, soprattutto tra i più giovani. Un intervento di Mental Training, da realizzarsi prevalentemente a livello di sci club o Federazione, dovrebbe dunque tener conto in primo luogo dell’età dei ragazzi che si avvicinano a questa disciplina, limitando fenomeni di “campionismo” o di doping giovanile.

Lo sport, specie per i più piccoli, deve essere un gioco, un mezzo di crescita sociale ed individuale, non un mezzo di arricchimento (specie per gli sponsor) o di rivalsa personale. Lo Psicologo dello Sport dovrebbe quindi aiutare a diffondere anche nelle scuole sci un messaggio quasi pedagogico, dove il raggiungimento di un risultato sportivo possa essere uno dei tanti obiettivi, e non il solo obiettivo auspicabile, evitando fragili illusioni in giovani atleti non ancora formati a sopportare le delusioni della vita.

Inoltre, come si è visto, lo snow-board spesso rappresenta uno stile di vita, dove l’adrenalina è regina incontrastata. Sviluppare un programma di Mental Training significa innanzitutto ristrutturare cognitivamente l’atteggiamento dell’atleta nei confronti di uno sport che spesso premia lo sciatore più spavaldo. Questo non significa “ingrigire” uno sport che fa dell’estro e della bizzarria le sue armi vincenti, ma semplicemente rendere l’atleta più consapevole e padrone dei propri mezzi, rendendolo capace di incanalare al meglio la propria creatività, la rabbia agonistica e l’estrosità nella riuscita di una buona performance.

Perdere il senso del gioco in uno sport come lo snow-board, specie nel caso del “Borderx”, significherebbe perdere il suo intimo segreto, il suo senso. Un bravo Psicologo dello Sport, a mio avviso, dovrebbe dunque concedere questo spazio all’atleta, ma allo stesso tempo incanalarlo in un dominio della rabbia agonistica, promuovendo la razionalità, che però non sia ostacolo all’irrazionalità di questa disciplina, ma anzi, sua alleata.

E’ un settore di lavoro estremamente interessante e fertile, denso di problematiche, ma anche di enormi potenziali di successo per la riuscita di efficaci interventi di Mental Training. Questi però, per essere davvero utili a questa disciplina, devono tener conto non solo della personalità e dei problemi specifici dei singoli atleti o delle società sportive che usufruiranno dello Psicologo dello Sport, ma soprattutto delle caratteristiche intrinseche di questo sport, delle sue peculiarità, delle sue discese, ma anche delle sue salite.

Poche cose sono impossibili se si è diligenti e dotati di capacità. Le grandi opere si compiono non con la forza ma con la perseveranza.Samuel Johnson

Annunci

LONDRA 2012: PARTONO I GIOCHI!

27 Lug

Nell’augurare a tutti gli atleti italiani in gara di raggiungere traguardi importanti per loro e per il nostro Paese, il mio personale “in bocca al lupo” va alla Nazionale Italiana di Tennis Tavolo. Forza Azzurri!