E TU, CHE SOGNO HAI?

12 Giu

 

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Muhammad Alì è stato il pugile più forte di tutti i tempi. Ha segnato un’epoca vincendo l’oro olimpico a Roma nel ’60. Ci ha emozionato con le incredibili sfide contro Joe Frazier, ma soprattutto ci ha regalato l’incontro leggendario in Zaire nel 1974 contro Foreman. E’ stato un atleta eccezionale perchè ha saputo coniugare doti genetiche e tecnica sopraffina, sicurezza e solidità mentale, professionalità ed allenamento costante. E’ stato lo sportivo più grande della storia perchè non si è limitato alla carriera di pugile, ma è andato oltre, come solo i grandi campioni sanno fare.

E’ stato un grande uomo, trasformando l’immagine degli atleti afroamericani negli Stati Uniti,  diventandone punto di riferimento. E’ stato un simbolo, un’icona. Un esempio di coerenza, lealtà, umanità. Ma l’aspetto più importante della figura di Alì è stato senza dubbio la sua forza di volontà. Senza forza di volontà, senza determinazione, non sarebbe mai diventato un campione. Ci credeva, ci ha sempre creduto. Ha compiuto sacrifici e rinunciato al piacere momentaneo per dedicarsi al raggiungimento del suo obiettivo, del suo sogno. Diventare campione del mondo. E ci è riuscito.

Ricordo un episodio particolare della sua carriera, forse il meno esaltante dal punto di vista mediatico. Nel 1978, dopo essersi ritirato dal pugilato professionistico, decide di riprendere a “boxare”. Lo fa nel momento peggiore della sua carriera. Malato di tiroide, sovrappeso, non più veloce come un tempo. Ma ci crede. Lavora duramente, si impegna. Lotta. Arriva al match contro Larry Holmes lottando con tutte le sue forze. Perderà. Ma non fallirà. Come in tutta la sua vita avrà dato il massimo per raggiungere un sogno, senza avere rimpianti. Per questo l’insegnamento più grande che ci ha dato “The Greatest” è di non smettere di sognare, di porci un’obiettivo e di lottare con tutte le nostre forze per raggiungerlo.

E tu? Che sogno hai?

Ci mancherai Muhammad.

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UN’ESTATE DI SPORT

4 Giu

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A breve partiranno due importanti competizioni. Gli europei di calcio in Francia e soprattutto le Olimpiadi a Rio, in Brasile.

Parliamo di Euro 2016. L’Italia non parte favorita. Non ci sono i campioni del recente passato – Pirlo, Cannavaro, Baggio, Totti – e soprattutto ci sono molti atleti di buon livello infortunati – Marchisio e Verratti su tutti. Ci sono però buoni giocatori, giovani e motivati. Un allenatore che fa della forza psicologica un elemento chiave delle sue squadre e soprattutto il pronostico sfavorevole. Se Conte riuscirà a costruire una squadra coesa e forte dal punto di vista del gruppo, l’Italia potrebbe arrivare lontano nonostante parta sfavorita.

Il Leicester forse, ci ha insegnato qualcosa. Forza Italia!

FORZA LEICESTER!

21 Mag

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Nelle scorse settimane ed ancora oggi il Leicester, squadra inglese di calcio, che fino a poco tempo fa militava nelle serie minori, occupa le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Sorprendentemente ha vinto il campionato inglese, arrivando davanti a “colossi” come il Manchester United, il Chelsea, il Liverpool o il Tottenham. L’impresa ha dello storico e rimarrà molto probabilmente unica nella storia del calcio inglese e mondiale. Ranieri, l’allenatore italiano a capo della squadra, è stato insignito delle più alte onoreficenze sia in Italia che nel Regno Unito.

Apparentemente la favola del Leicester ha dello straordinario. I giocatori, tra i meno pagati e quotati della Premier League, hanno letteralmente ribaltato ogni pronostico. La domanda sorge spontanea. Come è stato possibile raggiungere un risultato simile? Casualità? Fortuna?

Vorrei analizzare la questione non tanto dal punto di vista economico – ci sono esperti ben più quotati del sottoscritto per descrivere questo aspetto – quanto dal punto di vista tecnico e psicologico. Sotto il profilo economico mi limito soltanto a sottolineare come non sempre l’ingaggio di un calciatore non sia lo specchio reale delle sue capacità e del suo rendimento. Balotelli in tal senso ne è l’esempio vivente. Ha uno degli ingaggi più alti della serie A italiana pur non fornendo da anni nessun tipo di contributo alle squadre dove ha militato e rendendo certamente al di sotto delle sua capacità e quotazioni. Dovremmo scrivere un articolo intero sulla questione, per il momento mi limito solo ad augurare al Mario “uomo” e “calciatore” di rialzare la testa e di tornare ai livelli che gli competono ma soprattutto a maturare dal punto di vista sia professionale che umano.

Tornando al Leicester dunque, pur avendo un monte ingaggi abbastanza basso rispetto ad altre squadre inglesi, le capacità dei suoi calciatori erano comunque ben conosciute dagli “addetti ai lavori”. Detto ciò, l’impresa rimane imponente.

Veniamo alla questione tecnica e psicologica. Un’impresa del genere, soprattutto perchè realizzata nell’ambito di un torneo lungo e massacrante sotto il profilo psico-fisico, non può arrivare causalmente. Ha bisogno di programmazione. La stessa Juventus in Italia, seppure dotata di calciatori di livello tecnico più alto di quelli delle “foxes” – pseudonimo dei giocatori del Leicester – senza un’adeguata programmazione tecnica e societaria, non avrebbe mai raggiunto una finale di Champions League, vinto 5 campionati di fila in Italia e via discorrendo.

Dunque la società inglese ha certamente lavorato in maniera eccellente negli ultimi anni, strutturando in maniera impeccabile i ruoli dirigenziali e tecnici, acquistando giocatori giusti al prezzo giusto, sviluppando in maniera ponderata il marketing, e soprattutto organizzando un progetto a medio-lungo termine. Solo così si può fornire ad allenatore, staff tecnico e giocatori, quella base solida sui cui e con cui lavorare sodo per raggiungere obiettivi difficili, ma raggiungibili.

Certo, nessuno si sarebbe però aspettato di vincere addirittura il campionato. In tal caso ecco che la figura di Claudio Ranieri, allenatore tra i più “sottovalutati” in Italia, è stata determinante. E’ riuscito a far rendere i suoi giocatori al di sopra delle loro capacità, a mantenerli concentrati sempre e a fornire loro i giusti strumenti per gestire pressione e stress. Certamente, una volta ottenuta la salvezza matematica – vero obiettivo del club – si gioca più rilassati e qualsiasi altro risultato sarebbe stato “qualcosa in più”. Ranieri però ha fatto qualcosa di straordinario.

Ha lavorato fin da subito sulla costruzione di un gruppo prima, e di una squadra poi, dove ogni giocatore – per dirla alla Al Pacino in “ogni maledetta domenica” – dava il massimo sapendo che il compagno avrebbe fatto lo stesso per lui. Attenzione partita dopo partita, domenica dopo domenica, concentrazione esclusivamente sulla prestazione e non sul risultato. Gradualmente i giocatori sono diventati squadra, hanno preso sempre più fiducia e – quando ormai non avevano nulla da perdere una volta centrata la salvezza – hanno giocato “divertendosi”.

Ranieri è stato bravo anche nel mantenere alto il livello di concentrazione quando la pressione è aumentata, quando l’impresa stava davvero prendendo corpo. In quel periodo ha avuto la capacità di aiutare i giocatori a crederci sempre di più, ma a lavorare sempre e solo come squadra. Un pò come fece Lippi nel 2006, quando vinse il mondiale con l’Italia. Quando tutto e tutti sembravano remare contro la nazionale è riuscito a costruire un gruppo solido coeso e compatto.

Bravo Claudio, meriti il successo che stai vivendo. Adesso puoi provarci nuovamente in Champions League. Ancora una volta non sarete i favoriti, il vostro obiettivo potrebbe essere superare la fase a gironi. Ma se saprete ricreare la giusta alchimia di squadra, arriverete lontani anche l’anno prossimo.

Forza Leicester!

CONOSCO UN RAGAZZO…

11 Lug

STRESS SPORT

Conosco un ragazzo – ormai quarantenne – che nel quartiere dove vivo è considerato un idolo del calcio. Questo perchè è davvero bravo coi piedi. Vederlo palleggiare e giocare riscalda l’animo. Da giovane è stato nel giro della nazionale ed ha giocato nella primavera di una nota squadra professionistica di serie A. Da piccolo è stato un bambino prodigio. E’ stato corteggiato dai migliori club italiani. Veloce, potente, dotato di una tecnica sopraffina.

Vi starete chiedendo, dove ha giocato? E’ un calciatore famoso? Ebbene, sapete cos’è successo? Non è riuscito nemmeno a diventare un giocatore professionista. E sapete perchè? Perchè non “aveva la testa”. Ogni volta che entrava in campo tremava. Stava male. Addirittura “vomitava” nello spogliatoio prima di una partita importante. In allenamento sembrava un campione, mentre in gara diventava un altro. Le gambe gli tremavano. Era terrorizzato. I suoi allenatori hanno tentato invano di aiutarlo, rimproverandolo, mandandolo in panchina, insultandolo, incoraggiandolo ma nei tempi e nei modi sbagliati.

Oggi è comunque un uomo realizzato nella vita e nella sua professione. Ma non è mai diventato un calciatore professionista. 

La domanda che spesso mi sento rivolgere è la seguente: “dottore, come mai in allenamento rendo moltissimo mentre in gara non riesco ad esprimermi al meglio?” .Ebbene, di persone ed atleti come il mio amico ce ne sono moltissimi. E’ fondamentale andare ad indagare sulle cause più o meno profonde che portano un giocatore a comportarsi in questo modo. Autostima bassa, poca auto-efficacia. Scarsa intelligenza emotiva e difficoltà nel gestire le emozioni. Stress e pressioni elevate. Eccessivo focus sul risultato. Le cause possono essere molteplici.

Ciò che è importante è non sprecare le propria abilità, le proprie doti, il proprio talento. Tempo fa un importante scienziato disse che l’intelligenza più importante è certamente quella emotiva, perchè ci permette di gestire, comunicare e comprendere al meglio le proprie emozioni. Come il mio amico, senza una buona intelligenza emotiva, puoi essere dotato di tutto il talento possibile, ma vai poco lontano. E’ fondamentale allora analizzare con un esperto le cause e le dinamiche che ti “limitano”, sviluppando adeguati percorsi di Mental Coaching e ritrovando il piacere di praticare lo sport per il quale “sei nato”.

UNO SPORT ADATTO A TUTTI

22 Mag

ping pong

La pratica del Tennis Tavolo, come tutti gli sport, porta con sè numerosi vantaggi dal punto di vista psico-fisiologico. Nello specifico è possibile affermare che il “ping-pong” sia uno sport “ideale”, in quanto la pratica agonistica e non di tale disciplina è adatta sostanzialmente a tutte le età.

A differenza di altre discipline sportive più “usuranti” dal punto di vista fisico, il Tennis Tavolo è uno sport che coniuga elementi aerobici con aspetti anaerobici, creando il giusto equilibrio tra queste due modalità di allenamento, con benefici notevoli, sia sul corpo che sulla mente. E’ uno sport sia “open-skills” che “closed-skills”, in quanto presenta gesti tecnici ben definiti che vanno applicati con sapiente intelligenza e reattività nel momento più adeguato della gara.

E’ un’attività sportiva dove l’aspetto mentale ed emotivo vengono altamente allenati. Intelligenza tattica, velocità di esecuzione, “problem solving”, “decision making” e gestione delle emozioni sono solo alcuni degli aspetti psicologici allenati da questa disciplina. In particolare la capacità di prendere decisioni in pochissimi istanti di tempo e l’abilità di gestire le proprie emozioni sono aspetti educativi e psicologici che fanno del “ping-pong” uno sport estremamente educativo ed utile alla “vita”. Il Tennis Tavolo allena la capacità di coordinazione, di equilibrio e le abilità cinestesiche.

Migliora il metabolismo, prevenendo fenomeni di obesità, potenzia l’apparato cardio-vascolare e quello muscolo-scheletrico. Se praticato fin da piccoli il “ping-pong” rappresenta pertanto un’alternativa assai valida ad altre attività sportive più popolari in quanto favorisce uno sviluppo psico-fisico davvero equilibrato ed adeguato.

Pur essendo uno sport prettamente individuale il Tennis Tavolo viene praticato in gruppi di allenamento che favoriscono lo scambio sociale e lo sviluppo di relazioni interpersonali tra coetanei altamente educative. Insegna il rispetto per sè stessi e l’avversario. Educa alla vita attraverso un sistema di competizioni che permettono di sperimentare gioie ma anche frustrazioni e sconfitte, anche all’interno di una singola gara. Il mondo del “ping-pong” è altamente sano, partecipativo, e porta con sè valori e ideali come lealtà, amicizia, onestà ed reciproco supporto. Permette pertanto lo sviluppo di relazioni sane ed altamente formative. Dal punto di vista psicologico, favorisce una migliore elasticità mentale grazie all’allenamento delle capacità mnestiche e di concentrazione.

Permette infatti di aumentare l’abilità attentiva, la vigilanza e la velocità di reazione, con benefici anche sul piano cerebrale (apparato riflesso-cognitivo e visivo). Addirittura uno studio giapponese avrebbe dimostrato la capacità del Tennis Tavolo di prevenire il rischio di demenze, svolgendo un’azione anti-neurodegenerativa. E’ uno sport quindi adatto a tutti, bambini, giovani ed anche anziani.

Permette di aumentare autostima ed auto-efficacia, raggiungendo gradualmente piccoli obiettivi e traguardi, anche semplicemente tecnici, come il miglioramente di una gesto. Abbassa infine notevolmente i livelli di stress e migliora il tono dell’umore. Permette di sfogare l’aggressività senza essere lesivi, promuovendo un’aspetto fondamentale nell’educazione sportiva dei bambini (ma anche degli adulti): il “sano” agonismo, quello che fa emergere le proprie abilità e capacità, la sana competività, il riconoscimento e il superamento dei propri limiti.

CI VUOLE TESTA

3 Mag

buffon

Buffon ha ragione! Ci vuole “testa” per vincere. Specialmente una competizione lunga come un campionato o una Champions League. Ci vuole “testa” per rimanere concentrati e focalizzati a lungo, per mesi. Ci vuole “testa” per accettare gli incidenti di percorso, le sconfitte, ed i momenti di difficoltà. Sì, perchè le difficoltà ci sono e ci saranno sempre lungo il cammino. E non è forte colui che non “cade” al tappeto, ma colui che quando cade trova il coraggio per rialzarsi, come diceva un vecchio detto. Ci vuole “testa” a non perdere mai di vista l’obiettivo. Ci vuole “testa” per continuare a lottare anche quando le cose vanno benissimo, perchè ci vuole un attimo per perdere la concentrazione.

Buffon ha ragione. Per imparare ad avere “testa” questi campioni hanno allenato duramente per anni la loro capacità di gestire la concentrazione e l’attenzione. Hanno allenato a lungo il loro atteggiamento, fino a trasformarlo in un atteggiamento vincente. Ci vuole impegno  e dedizione per costruire un gruppo e farlo diventare una squadra. Ci vuole l’impegno di tutti, giocatori, allenatori, ma anche dirigenti e società. Ognuno con il proprio ruolo e “peso”.

Buffon ha ragione. Nulla si improvvisa. E i frutti, prima o poi, arrivano. E complimenti alla Juventus campione d’Italia 2014-15.

JULIO VELASCO E LA CULTURA DEGLI ALIBI

6 Apr

Julio Velasco, grandissimo allenatore di Volley, ci parla di schiacciatori che parlano continuamente delle “alzate”. Gli alibi sono sempre dietro l’angolo. E’ fondamentale non nasconderci dietro questo tipo di cultura, ma lavorare con passione e costanza verso il miglioramento di noi stessi e della nostra performance. Come suggerisce Velasco, è importante avere in squadra “schiacciatori che schiacciano bene palle alzate male”.  E’ facile riconoscere un alibi, una scusa ad un nostro errore. Quando ne parliamo sentiremo nello stomaco un piccolissimo “crampo”, e una “vocina” nella testa ci starà ricordando che stiamo dicendo una bugia. Il problema è che la stiamo dicendo a noi stessi. Buona Pasqua a tutti i lettori!