Tag Archives: Sport di Combattimento

IL METODO “SANDWICH”

18 set
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Il metodo “SANDWICH rappresenta un’utile modalità per comunicare una critica costruttiva o più semplicemente fare un’osservazione ad una persona/giocatore particolarmente permalosa o insicura. E’ un metodo efficace per non far sentire il “peso” della critica stessa, che a volte pone l’atleta, specie se giovane e/o insicuro, in una condizione di sfiducia ulteriore nei propri mezzi e capacità. Un complimento infatti, soprattutto quando proviene da una persona investita di autorevolezza (come l’allenatore, il maestro, o un genitore), porta con sé un’enorme carica di fiducia; allo stesso modo una critica negativa, in particolar modo se formulata da una figura significativa per il giocatore, può comportare sentimenti di sfiducia e demotivazione. Queste conseguenze naturalmente dipendono da numerosi fattori (personalità dell’atleta, frequenza dei complimenti e delle critiche, età, sesso, contesto, livello agonistico, ecc.), ma certamente il metodo “sandwich” può risultare un valido strumento per comunicare una critica od un’istruzione in un contesto di piena fiducia.  Da non dimenticare poi il valore della comunicazione non verbale. Se ad esempio associamo un complimento ad un comportamento “non verbale” che comunica disinteresse, comunicheremo anche quest’ultimo ed il complimento non sarà servito a nulla. In cosa consiste il metodo “sandwich” dunque? E’ molto semplice. Esattamente come in “panino imbottito”, dovete “imbottire la critica che volete comunicare. Fate alla persona un complimento, ad esempio elogiandola per l’impegno che sta mettendo nel proprio lavoro o negli allenamenti. Comunicate poi la critica (costruttiva), ed infine chiudete il dialogo con un altro complimento, ad esempio: “bravo, continua in questo modo ed otterrai grandi risultati!”. Vedrete che la critica, oltre ad essere accettata, porterà anche gli effetti desiderati!
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TUTTO SCORRE

19 ago

BAGGER VANCE

Sono sicuro che anche tu hai visto il film “La leggenda di Bagger Vance”, con Will Smith e Matt Damon. Il film, capolavoro del regista e attore Robert Redford, narra le vicende di un ottimo giocatore di Golf, Matt Damon, caduto in una profonda crisi esistenziale. Questo momento cupo della sua vita si rifletterà negativamente anche sul suo modo di giocare ed intendere lo sport ed il golf. Lo sosterrà uno strano e misterioso caddy, Bagger Vance (Will Smith), che lo aiuterà a ritrovare se stesso e soprattutto gli aprirà la strada ad un nuovo ed inaspettato successo golfistico.

Questa bellissima pellicola ci ricorda innanzitutto che è importante ritrovare il proprio benessere interiore per meglio realizzarci ed ottenere soddisfazioni nel lavoro e nella vita privata. Spesso però siamo abituati a pensare che per “agire” bisogna “star bene”. Magari stai vivendo un periodo negativo e rimandi alcune importanti decisioni, oppure “attendi” di star meglio per intraprendere un nuovo lavoro od una nuova attività.

Ma è vero anche il contrario!

A volte infatti, per “star bene”, bisogna “agire”! Il film ci insegna anche questo. Prendere in mano la tua vita, magari con un piccolo o grande atto di coraggio, e decidere di agire prendendo una decisione o iniziando a lavorare per raggiungere un nuovo obiettivo, ti può davvero dare una spinta inaspettata verso quel benessere che tanto stavi aspettando. E lo sport può davvero essere una bellissima metafora della vita. A volte ci sentiamo “arenati” in una situazione che non sentiamo nostra. Commettiamo errori su errori, rimaniamo come in attesa di una qualche “magia” che ci faccia “uscire dal tunnel”. Esattamente come stava accadendo a Matt Damon nel film. Ma come ha fatto il protagonista della pellicola, devi ritrovare la tua strada, il tuo vero autentico IO…..semplicemente smettendo di cercarlo affannosamente, ma lasciando che “tutto scorra” fluidamente. Dialogando col tuo “caddy” interiore, l’unico e vero autentico “caddy”. Smettendo di incolparti, smettendo di concentrarti solo e unicamente sui risultati che non arrivano, smettendo di concentrarti su ciò che non funziona. Goditi invece il piacere e la gioia di praticare il tuo sport , assapora ogni singolo allenamento o partita. Vedrai che come per magia tornerai “nel campo”, come suggeriva Will Smith a Matt Damon. Riguardare il film che ho citato può davvero essere “terapeutico” e se non altro trascorrerai due ore in relax, magari in compagnia della tua amata famiglia.

LA PARTITA E’ FINITA QUANDO ARBITRO FISCHIA

7 apr

Vujadin-Boskov-Sampdoria

 

“La partita è finita quando arbitro fischia”. Vujadin Boskov, leggendario allenatore di calcio, riassumeva egregiamente un concento tanto semplice quanto spesso assai poco seguito. La gara termina soltanto quando l’arbitro ne decreta la fine, sia che si tratti di una partita di calcio, di un match di tennis o altro ancora. Purtroppo però, succede che a volte, anzi spesso, i giocatori se ne dimentichino. Questo accade soprattutto quando si è in vantaggio. La tensione agonistica cala, e cala di conseguenza la concentrazione. Oppure, caso più raro, la mente si focalizza sul risultato e la tensione, anzichè calare, aumenta drasticamente, con la conseguente perdita di attenzione e concentrazione sul gioco e sulla prestazione, vero elemento controllabile della gara.

In questi casi è opportuno rimanere concentrati sulla performance, senza lasciarsi influenzare dal punteggio. Come fare? Innanzitutto è necessario un atto di consapevolezza. Non appena ti accorgi di pensare eccessivamente al risultato cerca di allenarti a spostare l’attenzione sul gioco, magari aiutandoti con un efficace dialogo interiore. Sposta il tuo sguardo sulla palla ad esempio, o sul campo da gioco, respira profondamente, e…gioca. Puoi anche utilizzare la tecnica del “come se…fossi in svantaggio o in parità”. Immagina per un attimo di essere ancora in parità e gioca “come se” l’esito della gara fosse ancora del tutto incerto. Ed in effetti ancora lo è, perchè anche se sei in forte vantaggio, la gara non è ancora terminata e tutto può ancora succedere. Per aiutarti a capire prova a ricordare una partita in cui eri in forte svantaggio ma sei riuscito ugualmente a recuperare.

Il tuo avversario in quel caso si trovava al tuo posto, questa volta in vantaggio, ma tu hai avuto la forza e la tenacia di recuperare, giocando colpo su colpo, palla su palla, respiro dopo respiro. Eri totalmente concentrato sulla prestazione e questo ti ha aiutato a “scalare” gradino dopo gradino la vetta verso il recupero. Rammenta a te stesso questo episodio quando sei in vantaggio, per ricordarti che la partita non è finita e non hai ancora vinto nulla.  Subito dopo concentrati sul gioco e sulla prestazione e sui tuoi punti di forza. Una pausa può aiutarti. Un time-out, una pausa di gioco, un momento di calma. Prenditi qualche istante per recuperare le energie e spostare il tuo focus attentivo dal risultato al gioco.

Naturalmente tutto questo ti verrà più semplice ed automatico quando avrai già allenato il meccanismo in allenamento. Replica in settimana momenti come questo, allenati a spostare volontariamente la tua attenzione, dai sempre il 100%. Solo così sarai abituato a “soffrire” e a dare sempre il massimo, in ogni momento della gara, sino al fischio finale. Osserva infine come si comportano in questi casi i grandi campioni. Personalmente mi ha sempre impressionato il Barcellona F.C.  (calcio). Anche quando si trova in vantaggio i suoi giocatori continuano ad attaccare, il suo gioco sostanzialmente non cambia. Ma non sono alieni! Hanno allenato questa capacità mese dopo mese, allenamento dopo allenamento. Solo così hanno raggiunto livelli di concentrazione pro-performance altissimi. La cosa bella è che chiunque, con costanza, sacrificio e consapevolezza, può raggiungerli. Buona settimana!

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VINCI CASOMAI I MONDIALI

4 apr

Oriali

Questo poche righe sono dedicate a chi ha fatto del sacrificio e del sudore la propria missione, nello sport come nella vita. E’ dedicato agli Oriali, ai Cunego…a tutti coloro che hanno vissuto il palcoscenico dello sport nell’ombra, vivendo spesso di luce riflessa. Nel mondo dello spettacolo si chiamano “spalle” e alcune di loro sono diventate così famose che a lungo andare hanno preso il posto delle “prime donne” nel cuore della gente.

Nella maggior parte dei casi senza i gregari gli atleti più famosi non avrebbero nemmeno lontanamente raggiungi i traguardi tanto ambiti. Rivera non sarebbe entrato prepotentemente nella storia del Milan senza l’apporto di Lodetti, Mancini non avrebbe brillato negli ultimi anni di carriera senza l’aiuto di Almeyda, e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Spirito di sacrificio, tenacia, passione, duro lavoro e dedizione al raggiungimento degli obiettivi, motivazione fortemente intrinseca, sono solo alcune delle qualità che un buon gregario deve possedere. Alcuni atleti lo sono per natura, altri lo diventano, stimolati dalla passione, unica e vera linfa vitale per diventare non solo grandi campioni, ma anche grandi gregari.

C’è una bellissima canzone che riassume in poche parole lo spirito del “gregario”. Buon ascolto e un  “in bocca al lupo” particolare a chi ha fatto del “lavoro sporco” la propria passione e soprattutto la propria missione.

UNA VITA DA MEDIANO, di Luciano Ligabue – 1999

una vita da mediano 
a recuperar palloni 
nato senza i piedi buoni 
lavorare sui polmoni 
una vita da mediano 
con dei compiti precisi 
a coprire certe zone 
a giocare generosi 
lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai stai lì 
una vita da mediano 
da chi segna sempre poco 
che il pallone devi darlo 
a chi finalizza il gioco 
una vita da mediano 
che natura non ti ha dato 
nè lo spunto della punta 
nè del 10 che peccato 
lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai stai lì 
stai lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai 
finche ce n’hai 
stai lì 
una vita da mediano 
da uno che si brucia presto 
perché quando hai dato troppo 
devi andare e fare posto 
una vita da mediano 
lavorando come Oriali 
anni di fatica e botte e 
vinci casomai i mondiali 
lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai stai lì 
stai lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai 
finchè ce n’hai 
stai lì

 

IL POTERE DELL’IMMAGINAZIONE

13 mar

Beauty

“Vietnam. Un ufficiale americano viene fatto prigioniero per alcuni anni. Per sopportare al meglio la prigionia incomincia ad immaginare di praticare il suo sport preferito, il golf, nel campo da gioco del suo paese. Lo farà quotidianamente. Quando viene liberato, tornato in patria, viene subito invitato a partecipare ad una gara di golf nel suo circolo preferito. Vince. Sbalorditi gli avversari e gli amici gli chiedono come avesse fatto ad ottenere la vittoria senza nemmeno essersi allenato un giorno. Davanti agli occhi meravigliati del pubblico risponde che in realtà durante la prigionia si era allenato tutti i giorni sul suo campo da gioco preferito, attraverso l’uso dell’immaginazione”.

Siete infortunati ed avete paura di perdere il tono muscolare? Volete velocizzare l’apprendimento di un nuovo schema tattico o di un nuovo gesto tecnico? Volete migliorare alcuni aspetti della vostra prestazione? Volete gestire meglio l’ansia da prestazione? In Psicologia Sportiva esiste un programma specifico di Allenamento Mentale, denominato Allenamento Ideo-Motorio, che permette di migliorare diversi aspetti della prestazione attraverso l’uso delle immagini mentali. Questo tipo di allenamento viene anche chiamato Imagery o Visualizzazione. Sebbene questo termine faccia riferimento all’aspetto visivo dell’immaginazione, in realtà possono essere coinvolti anche gli altri sensi: uditivo, cinestesico, gustativo e tattile. I settori applicativi sono i più disparati. Si va dall’allenamento di particolari gesti tecnici, al recupero post-infortunio, alla gestione delle situazioni ansiogene o dei fattori distraenti, al miglioramento delle capacità attentive. Il principio su cui si basa l’Imagery è molto semplice: la mente umana non distingue tra un’immagine vividamente immaginata ed una reale. L’allenamento ideo-motorio è un programma di allenamento mentale che prevede precisi passaggi, tra cui l’apprendimento di un propedeutico esercizio di rilassamento e di specifiche “visualizzazioni” prima generiche, poi via via sempre più specifiche e complesse. Naturalmente per essere davvero efficace l’allenamento ideo-motorio deve essere praticato quotidianamente e con l’aiuto, almeno inizialmente, di uno Psicologo Sportivo o di un Mental Coach.

IL “FLUSSO”

17 feb

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Nella vita della maggior parte degli atleti, almeno una volta nel corso della propria carriera sportiva, è capitato di sperimentare una particolare condizione psico-fisica, in cui la prestazione sembrava fluire senza sforzo, come se l’atleta si trovasse in uno stato di trance agonistica ed il suo gioco migliore arrivasse come per magia oltre le aspettative.

I giocatori che hanno sperimentato questa condizione riferiscono di essersi sentiti leggeri, pervasi da un senso di potenza e soddisfazione profondi, completamente assorbiti nella loro prestazione. Anche a voi sarà sicuramente capitato, almeno una volta. E’ lo stato di “flow”.
In questi casi è possibile che l’atleta raggiunga la “peak performance”, il momento di massima prestazione.

Le sensazioni e le emozioni che accompagnano la peak performance sono riconducibili generalmente a:

  • Fiducia ed ottimismo (atteggiamento positivo, mantenimento del controllo anche in situazioni ansiogene o nervose);
  • Senso di isolamento (sensazione di un completo distacco dall’ambiente esterno, e contemporaneamente la sensazione di completo accesso alle proprie risorse e capacità);
  • Focalizzazione nel presente (assenza di pensieri sul passato o sul futuro);
  • Alto livello di energia psico-fisica (percezione di un’elevata energia e carica vitale);
  • Uno stato di rilassamento fisico e mentale (calma, rallentamento della percezione temporale, alto livello di concentrazione, scioltezza muscolare, sicurezza di movimento);
  • Completo controllo della situazione (esecuzione automatica, senza dover esercitare alcuna forma di controllo);
  • Attenzione elevata al proprio corpo e all’ambiente di gioco.

(tratto dai lavori di G. Gramaccioni e C. Robazza)

La peak performance, che apparentemente si realizza in modo casuale, è invece spesso il risultato di uno stato mentale ottimale, chiamato appunto “flow” (letteralmente “flusso”), caratterizzato da un coinvolgimento totale in quanto sta accadendo. Spesso lo stato di flow si realizza quando i giocatori si percepiscono all’altezza delle richieste del compito o della competizione. In questi casi l’importanza dell’allenamento mentale è fondamentale per indurre l’atleta a rivivere in maniera consapevole e non casuale lo stato di flow, ricreando le condizioni necessarie per raggiungere la peak perfomance, il momento di massima prestazione.

Le tecniche mentali orientate al miglioramento delle condizioni psico-fisiche ideali per lo sviluppo dello stato di flow, e dunque finalizzate al raggiungimento della peak performance, devono divenire bagaglio di ogni giocatore che voglia migliorare il proprio approccio mentale alla gara ed influenzare volontariamente l’ingresso nello “stato di flow”. In questo modo, anche i risultati tanto sperati si avvicineranno.

A chi volesse approfondire il concetto di Flow, consiglio di leggere il testo di M. Muzio “Sport: flow e prestazione eccellente. Dai modelli teorici all’applicazione sul campo”, Franco Angeli Editore.

SVILUPPA LA TUA “HAKA” INTERIORE!

27 gen

 

Nel suo libro “Maori Games and Haka”, lo studioso Alan Armstrong descrive la Haka così:

“La Haka è una composizione suonata con molti strumenti. Mani, piedi, gambe, corpo, voce, lingua, occhi… tutti giocano la loro parte nel portare insieme a compimento la sfida, il benvenuto, l’esultanza, o il disprezzo contenute nelle parole. È disciplinata, eppure emozionale. Più di ogni altro aspetto della cultura Maori, questa complessa danza è l’espressione della passione, del vigore e dell’identità della razza. È, al suo meglio, un messaggio dell’anima espresso attraverso le parole e gli atteggiamenti.”

Ma qual è lo scopo e contemporaneamente il vantaggio offerto da questo rituale pre-gara?
All’inizio del suo utilizzo, quando gli avversarsi non ne conoscevano esistenza e peculiarità, serviva anche per intimidire i “nemici” sul campo. Ora che gli avversari si sono abituati al rituale degli All-Blacks si ipotizza che addirittura ne traggano vantaggio nel sentirsi più uniti nell’affrontare i fortissimi neozelandesi.

Il vero vantaggio di questa danza dalle origini antiche, per chi la pratica, risiederebbe dunque nell’incanalare le energie negative e le tensioni pre-partita verso una direzione positiva. Scaricarando lo stress in questo modo, esso si trasformerebbe in vera e propria energia positiva, permettendo ai giocatori di iniziare la gara con un’attivazione psico-fisica ottimale ed un atteggiamento psicologico perfetto. Le emozioni negative lascerebbero il posto ad emozioni e sensazioni positive, la tensione non scompare ma si trasforma in carica agonistica ottimale, attenzione e concentrazione sono esclusivamente dirette alla gara ed alla prestazione. Tutto questo naturalmente si unisce anche al fatto che, attraverso questa danza, i giocatori diventano più coesi e si rafforza il senso di appartanenza alla squadra e al popolo che rappresentano.

E’ dunque molto importante sviluppare una routine pre-gara, comportamenti e pensieri che vi portino ad incanalare le giuste energie ed iniziare la gara ottimamente concentrati ed “attivati” positivamente. Tempo fa ho scritto un articolo sui rituali pre-gara e sul comportamento pre-gara che vi consiglio di leggere. Con l’esempio dell’Haka volevo ricordarvi l’importanza di un adeguato rituale pre-gara che vi aiuti ad “entrare in partita”.

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