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CAMPIONE O FUORICLASSE?

30 ott

 

Che differenza c’è tra un campione ed un fuoriclasse? Il fuoriclasse è quel giocatore che ti risolve le partite con giocate fuori dall’ordinario, è dotato di una straordinaria tecnica ed è senza alcun dubbio superiore alla media degli altri giocatori. Ha un solo difetto. E’ spesso incostante nel rendimento e sovente non è “padrone” delle sue perfomances, vale a dire non ha la capacità di gestire mentalmente le sue doti tecniche ed atletiche in maniera costante nel tempo, a vantaggio di prestazioni costanti. Talvolta poi, fuori dal campo di gioco non si contraddistingue per comportamenti particolarmente esemplari, oppure, più semplicemente, passa “inosservato”. Qualche esempio? Nel calcio Cassano, Balotelli, Recoba.

Il campione invece è l’opposto del fuoriclasse. Come il fuoriclasse è dotato di tecnica elevata e di giocate straordinarie. Ma è esempio di lealtà dentro e fuori dal campo. Spesso si contraddistingue per comportamenti e gesti esemplari e non è mai “fuori le righe”. Qualche esempio? Schumacker nella formula 1, Mennea nell’atletica.

Ho sempre provato una grande ammirazione per quei giocatori che si sono contraddistinti dentro e fuori dal campo. In tutti gli sport ed in tutte le categorie. Roberto Baggio è stato uno di questi. Anche ora che è ormai lontani dal calcio giocato da diversi anni, riesce sempre ad intervenire con proposte ed iniziative davvero lodevoli sia a livello federale che con iniziative di solidarietà senza precedenti. In questo momento storico in cui il calcio italiano sembra essere allo sbando, senza guide morali e politiche, un uomo come Baggio rappresente non solo un raggio di luce in una notte oscura, ma anche un punto di riferimento importante per tutti i nostri giovani. Esempio di lealtà in campo, umile e senza mai una parola fuori luogo, sono orgoglio di poter affermare che il “divin codino” – come era chiamato negli anni novanta – è stato ed è senza dubbio un campione. Forse il più grande calciatore italiano del dopoguerra.

BIOGRAFIA di Roberto Baggio (tratta da http://www.biografieonline.it

Roberto Baggio, uno dei più grandi campioni che l’Italia abbia avuto, uno dei più noti a livello mondiale, nasce il 18 febbraio 1967 a Caldogno, in provincia di Vicenza.

E’ un ragazzino quando il padre tenta di trasmettergli l’amore per il ciclismo. Ma Roberto giocava a calcio e lo faceva già con grande fantasia, tecnica ed estro. Inizia a giocare nella squadra della sua città. All’età di 15 anni passa al Vicenza, in serie C. Non ancora maggiorenne, nella stagione 1984/85, segna 12 reti in 29 partite e aiuta la squadra a passare in serie B. Alla serie A non sfugge il talento di Roberto Baggio: viene ingaggiato dalla Fiorentina.

Esordisce nella massima serie il 21 settembre 1986 contro la Sampdoria. Il suo primo gol arriva il 10 maggio 1987, contro il Napoli. L’esordio in nazionale risale al 16 novembre 1988, contro l’Olanda. Rimane con la Fiorentina fino al 1990, diventando sempre più il simbolo di un’intera città calcistica. Come è prevedibile il distacco è traumatico, soprattutto per i tifosi toscani, che vedono volare il propro beniamino a Torino, dagli odiati nemici della Juventus.

Arriva poi l’appuntamento importantissimo dei mondiali casalinghi di Italia ’90. Sono queste le notti magiche di Totò Schillaci e Gianluca Vialli. Roberto Baggio inizia il suo primo mondiale in panchina; nella terza gara il CT Azeglio Vicini fa entrare Baggio per farlo giocare in coppia con lo scatenatissimo Schillaci. Contro la Cecoslovacchia segna una rete memorabile. L’Italia grazie anche ai gol di Baggio arriva in semifinale dove trova l’Argentina del temutissimo Diego Armando Maradona, che eliminerà gli azzurri ai calci di rigore.

Con la Juventus Baggio segna 78 reti in cinque campionati. Sono questi gli anni in cui raggiunge l’apice della sua carriera. Nel 1993 vince il prestigiosissimo Pallone d’Oro, nel 1994 il premio FIFA World Player. Con la maglia bianconera vince uno scudetto, una coppa Uefa e una coppa Italia.

Sulla panchina che guida gli azzurri ai mondiali USA ’94 siede Arrigo Sacchi. Baggio è attesissimo e non delude. Sebbene i rapporti con l’allenatore non siano felici, gioca 7 partite segnando 5 reti, tutte importantissime. L’Italia arriva in finale dove trova il Brasile. La partita finisce in pareggio e ancora una volta il risultato viene affidato alla lotteria dei rigori. Baggio, uno degli eroi di quest’avventura mondiale, è l’ultimo a dover tirare: il suo tiro finisce sopra la traversa. La coppa è del Brasile.

La Juventus decide di puntare sul promettente giovane Alessandro Del Piero e Baggio viene ceduto al Milan. Gioca solo due stagioni in rossonero, dove viene considerato solo un sostituto. Fabio Capello non riesce a inserirlo nei suoi schemi e anche se alla fine vincerà lo scudetto, il contributo di Baggio al Milan sembrerà trascurabile.

Baggio accetta così l’offerta che arriva da Bologna. Si ritrova a giocare con i rossoblu per l’inconsueto (per lui) obiettivo della salvezza; tuttavia il Bologna gioca un ottimo campionato e Baggio sembra tornato superlativo. Ancora una volta vive una poco serena situazione con il suo allenatore di turno, Renzo Ulivieri, per guadagnare un posto da titolare. Baggio minaccia di andarsene ma la società riesce a mettere d’accordo i due. Arriverà a segnare 22 reti in 30 partite, il suo record personale. Il Bologna si salva con disinvoltura e Roberto Baggio viene convocato per il suo terzo mondiale.

Ai mondiali di Francia ’98 Baggio è considerato riserva del fantasista Alessandro Del Piero che però delude le aspettative. Baggio gioca 4 partite e segna 2 reti. L’Italia arriva fino ai quarti dove viene eliminata dalla Francia che poi vincerà il prestigioso torneo.

Il presidente Massimo Moratti, da sempre appassionato estimatore di Roberto Baggio, gli offre di giocare nell’Inter. Per Baggio è una grande possibilità di rimanere in Italia e giocare di nuovo ai massimi livelli. I risultati sono però altalenanti. In Champions League, a Milano, Baggio segna al Real Madrid permettendo all’Inter di passare il turno. Ma pochi giorni dopo la qualificazione il tecnico Gigi Simoni, con cui Baggio ha un ottimo rapporto, viene sostituito. La stagione volgerà verso un tracollo.

Il secondo anno di Baggio con l’Inter è segnato dai difficili rapporti con il nuovo tecnico Marcello Lippi. I due si ritrovano dopo l’avventura juventina, ma Lippi esclude Baggio dai titolari. Ancora una volta si ritrova a partire dalla panchina. Nonostante ciò, appena ha la possibilità di giocare dimostra tutto il suo talento, segnando reti decisive.

I rapporti con Marcello Lippi però non migliorano. Scaduto il contratto con l’Inter, Baggio accetta l’offerta del neopromosso Brescia. Con questa maglia, sotto la guida del veterano allenatore Carlo Mazzone, Roberto Baggio arriva a siglare la sua rete numero 200 in serie A, entrando con grande merito nell’olimpo dei goleador, insieme a nomi storici quali Silvio Piola, Gunnar Nordhal, Giuseppe Meazza e José Altafini. Chiude la sua carriera con il Brescia il 16 maggio 2004; al suo attivo vi sono 205 reti in serie A e 27 reti in 56 partite giocate con la maglia della nazionale.

Devoto buddhista dai tempi di Firenze, soprannominato “Divin Codino”, ha inoltre scritto un’autobiografia: “Una porta nel cielo”, pubblicata nel 2001, dove racconta il superamento dei periodi difficili, come è tornato più forte in seguito ai gravi infortuni, e dove approfondisce i suoi difficili rapporti con i passati allenatori, ma anche elogiando le doti di altri tra cui Giovanni Trapattoni, Carlo Mazzone e Gigi Simoni.

Nell’estate del 2010 torna sulle prime pagine dei giornali in due occasioni: si reca in ritiro a Coverciano per conseguire il patentino di allenatore di terza categoria e viene candidato a livello federale per ricoprire compiti manageriali.

Roberto Baggio a Sanremo 2013.

I BAMBINI DI OGGI SARANNO GLI ADULTI DI DOMANI

16 ott

bibi karate

 

Lo sport aiuta a crescere. Dal punto di vista psicologico migliora le relazioni sociali ed il senso di collaborazione ed amicizia tra i ragazzi, non solo negli sport di squadra, ma anche in quelli individuali, dove i ragazzi si allenano insieme e partecipano insieme alle varie attività proposte. Lo sport migliora inoltre la capacità di lavorare per obiettivi e quindi la motivazione, ma anche il senso di auto-efficacia, autostima, fiducia nei propri mezzi e nei propri progressi; stimola la sana competizione, la lealtà ed il rispetto per sè stessi e per l’avversario/compagno. Dal punto di vista motorio permette lo sviluppo del senso cinestesico e stimola la coordinazione.

In Italia oggi però sono sempre meno i bambini che praticano sport o attività fisica. Questo perchè manca una vera e propria cultura sportiva. A scuola ad esempio le ore di educazione fisica sono sempre meno e le istituzioni non comprendono la straordinaria importanz di una sana pratica sportiva. Attraverso il gioco e lo sport gli insegnanti potrebbero ad esempio insegnare anche altre materie, stimolando l’attenzione e l’interesse dei ragazzi. Al tempo stesso la “ginnastica” non solo aiuta a migliorare la conoscenza del proprio corpo, ma permette lo svilupparsi di relazioni sociali estremamente importanti per i ragazzi ed i bambini. Elementi che in aula non sempre vengono stimolati.

In ambito prettamente sportivo ritengo che allenatori e dirigenti che operano nel mondo giovanile avrebbero bisogno di maggiore preparazione nel gestire i ragazzi. In particolare, a mio avviso, ritengo sia necessaria maggiore formazione su diversi aspetti, tra i quali:

–        metodologia di insegnamento
–        conoscenza delle caratteristiche psico-fisiche dei bambini 
–        comunicazione
–        relazione con i genitori

Vediamo di analizzare in breve ciascun punto:

Metodologia di insegnamento: al di là degli aspetti più tecnici, ci sono due regole principali da seguire. La prima riguarda la necessità di impostare l’allenamento e l’insegnamento in base all’età del ragazzino, in base cioè alle sue caratteristiche psico-fisiche. E’ necessario infatti adattare l’insegnamento tecnico al bambino e non viceversa, aumentando gradualmente le difficoltà  con il crescere dell’età. La seconda regola da seguire riguarda la presenza costante del divertimento. Se il clima di insegnamento è sereno ed orientato al gioco allora avremo bambini e ragazzi motivati che difficilmente abbandoneranno il loro sport.

Conoscenza delle caratteristiche psico-fisiche dei bambini in base all’età: è fondamentale conoscere nel dettaglio le peculiarità del bambini, del loro sviluppo psicologico e fisico, soprattutto per impostare al meglio l’insegnamento stesso dello sport. Ad esempio, dal punto di visto psicologico, cognitivo e fisiologico, un bambino di 8 anni non sarà uguale ad uno di 10 e l’insegnamento della pratica sportiva dovrà essere pertanto differente.

Comunicazione: comunicare con i bambini è molto semplice, ma è opportuno apprendere le modalità migliori per relazionarsi con loro, conoscendo ad esempio la differenza tra comunicazione verbale e non verbale e le modalità comunicative più indicate con i giovani golfisti.

Relazione con i genitori: relazionarsi con i genitori è altrettanto importante del relazionarsi con i ragazzi stessi. Comunicare ai genitori il programma di insegnamento, i principi e le modalità di allenamento, sono ad esempio attività da svolgere per meglio coinvolgere i genitori, specialmente quelli più “distratti”.

Concludo questo articolo con l’augurio che lo sport si diffonda sempre più tra i giovani perchè, oltre ad essere importante dal punto di vista motorio e fisico, è anche un ottimo strumento di crescita, formativo e stimolante. Ma ricordiamoci che i bambini non sono adulti in miniatura. Rispettiamoli e rispettiamo le loro specifiche tappe di sviluppo psico-fisiche.

CREA LA GIUSTA CONFIDENZA CON I TUOI STRUMENTI!

2 ott

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Qualsiasi sia lo sport che pratichi, l’attrezzatura che utilizzi – dall’abbigliamento agli strumenti tecnici come la racchetta nel tennis tavolo o i guanti per un portieri di calcio – è di estrema importanza. In particolare ciò che conta è la fiducia nei propri strumenti “di gioco”. Creare e sviluppare questa confidenza non è facile. Occorrono ore e ore di prove e di allenamenti, occorre “plasmare” sul proprio corpo ogni singolo strumento e capo d’abbigliamento, ed in certi casi una buona dose di pazienza. Ma non è tempo sprecato. Molte discipline sportive, come il golf, l’hockey o il tennis, sono sport che utilizzano uno strumento – anzi, nel caso ad esempio del golf, più strumenti – che devono divenire un “prolungamento” immaginario dell’arto e del corpo di un atleta. Senza la dovuta confidenza in questi strumenti è difficile affrontare una buona prestazione oppure, in taluni casi, si possono verificare vere e proprie de-concentrazioni dovute alla mancata conoscenza o feeling con i propri strumenti di gioco.

Per tale motivo è opportuno creare o ri-creare il giusto feeling con il proprio mezzo di “lavoro”. E’ come quando un giocatore di calcio cambia scarpini durante una partita. Il rischio è che non si senta a sua agio e si faccia distrarre eccessivamente da questa mancanza di feeling.

Ma come creare questa confidenza?

Allenamento, allenamento e ancora allenamento. E’ importante che un giocatore “senta” il proprio bastone da golf, avverta come parte di sé le proprie scarpe, abbia acquisito una conoscenza dettagliata della propria moto, abbia sperimentato i suoi pregi ed i suoi difetti, conosca i suoi limiti e le sue peculiarità. Addirittura alcuni giocatori di golf arrivano a soprannominare i bastoni con dei nomi veri e propri, personalizzandoli ed umanizzandoli. Ho visto più volte Valentino Rossi baciare la sua moto, tennisti accarezzare amorevolmente le proprie racchette. Forse tutto questo può sembrare eccessivo, ma se si va oltre l’apparente stranezza, si può comprendere facilmente la motivazione sottesa a questi comportamenti: creare il giusto feeling con i propri mezzi di gioco.

E’ fondamentale arrivare a percepire le sensazioni fisiche e le tensioni muscolari prima di una prestazione. Una racchetta che non si conosce bene o delle scarpe poco utilizzate potrebbero comportare un gesto tecnico mal eseguito. Al contrario sentirsi a proprio agio con gli strumenti di gioco aiuta moltissimo un atleta ed influenza positivamente la stessa confidenza nel modo di giocare e percepire le proprie sensazioni corporee ed emotive. Pertanto, allenatevi intensamente e personalizzate il vostro abbigliamento, le vostre sacche o i bastoni, rendeteli “vostri”, vi aiuterà a creare il giusto feeling ed uno stato d’animo adeguato alle vostre personali sfide sportive, oltre che a dare libero sfogo alla vostra personalità. Buon fine settimana sportivo a tutti!

IL METODO “SANDWICH”

18 set
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Il metodo “SANDWICH rappresenta un’utile modalità per comunicare una critica costruttiva o più semplicemente fare un’osservazione ad una persona/giocatore particolarmente permalosa o insicura. E’ un metodo efficace per non far sentire il “peso” della critica stessa, che a volte pone l’atleta, specie se giovane e/o insicuro, in una condizione di sfiducia ulteriore nei propri mezzi e capacità. Un complimento infatti, soprattutto quando proviene da una persona investita di autorevolezza (come l’allenatore, il maestro, o un genitore), porta con sé un’enorme carica di fiducia; allo stesso modo una critica negativa, in particolar modo se formulata da una figura significativa per il giocatore, può comportare sentimenti di sfiducia e demotivazione. Queste conseguenze naturalmente dipendono da numerosi fattori (personalità dell’atleta, frequenza dei complimenti e delle critiche, età, sesso, contesto, livello agonistico, ecc.), ma certamente il metodo “sandwich” può risultare un valido strumento per comunicare una critica od un’istruzione in un contesto di piena fiducia.  Da non dimenticare poi il valore della comunicazione non verbale. Se ad esempio associamo un complimento ad un comportamento “non verbale” che comunica disinteresse, comunicheremo anche quest’ultimo ed il complimento non sarà servito a nulla. In cosa consiste il metodo “sandwich” dunque? E’ molto semplice. Esattamente come in “panino imbottito”, dovete “imbottire la critica che volete comunicare. Fate alla persona un complimento, ad esempio elogiandola per l’impegno che sta mettendo nel proprio lavoro o negli allenamenti. Comunicate poi la critica (costruttiva), ed infine chiudete il dialogo con un altro complimento, ad esempio: “bravo, continua in questo modo ed otterrai grandi risultati!”. Vedrete che la critica, oltre ad essere accettata, porterà anche gli effetti desiderati!
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TUTTO SCORRE

19 ago

BAGGER VANCE

Sono sicuro che anche tu hai visto il film “La leggenda di Bagger Vance”, con Will Smith e Matt Damon. Il film, capolavoro del regista e attore Robert Redford, narra le vicende di un ottimo giocatore di Golf, Matt Damon, caduto in una profonda crisi esistenziale. Questo momento cupo della sua vita si rifletterà negativamente anche sul suo modo di giocare ed intendere lo sport ed il golf. Lo sosterrà uno strano e misterioso caddy, Bagger Vance (Will Smith), che lo aiuterà a ritrovare se stesso e soprattutto gli aprirà la strada ad un nuovo ed inaspettato successo golfistico.

Questa bellissima pellicola ci ricorda innanzitutto che è importante ritrovare il proprio benessere interiore per meglio realizzarci ed ottenere soddisfazioni nel lavoro e nella vita privata. Spesso però siamo abituati a pensare che per “agire” bisogna “star bene”. Magari stai vivendo un periodo negativo e rimandi alcune importanti decisioni, oppure “attendi” di star meglio per intraprendere un nuovo lavoro od una nuova attività.

Ma è vero anche il contrario!

A volte infatti, per “star bene”, bisogna “agire”! Il film ci insegna anche questo. Prendere in mano la tua vita, magari con un piccolo o grande atto di coraggio, e decidere di agire prendendo una decisione o iniziando a lavorare per raggiungere un nuovo obiettivo, ti può davvero dare una spinta inaspettata verso quel benessere che tanto stavi aspettando. E lo sport può davvero essere una bellissima metafora della vita. A volte ci sentiamo “arenati” in una situazione che non sentiamo nostra. Commettiamo errori su errori, rimaniamo come in attesa di una qualche “magia” che ci faccia “uscire dal tunnel”. Esattamente come stava accadendo a Matt Damon nel film. Ma come ha fatto il protagonista della pellicola, devi ritrovare la tua strada, il tuo vero autentico IO…..semplicemente smettendo di cercarlo affannosamente, ma lasciando che “tutto scorra” fluidamente. Dialogando col tuo “caddy” interiore, l’unico e vero autentico “caddy”. Smettendo di incolparti, smettendo di concentrarti solo e unicamente sui risultati che non arrivano, smettendo di concentrarti su ciò che non funziona. Goditi invece il piacere e la gioia di praticare il tuo sport , assapora ogni singolo allenamento o partita. Vedrai che come per magia tornerai “nel campo”, come suggeriva Will Smith a Matt Damon. Riguardare il film che ho citato può davvero essere “terapeutico” e se non altro trascorrerai due ore in relax, magari in compagnia della tua amata famiglia.

LA PARTITA E’ FINITA QUANDO ARBITRO FISCHIA

7 apr

Vujadin-Boskov-Sampdoria

 

“La partita è finita quando arbitro fischia”. Vujadin Boskov, leggendario allenatore di calcio, riassumeva egregiamente un concento tanto semplice quanto spesso assai poco seguito. La gara termina soltanto quando l’arbitro ne decreta la fine, sia che si tratti di una partita di calcio, di un match di tennis o altro ancora. Purtroppo però, succede che a volte, anzi spesso, i giocatori se ne dimentichino. Questo accade soprattutto quando si è in vantaggio. La tensione agonistica cala, e cala di conseguenza la concentrazione. Oppure, caso più raro, la mente si focalizza sul risultato e la tensione, anzichè calare, aumenta drasticamente, con la conseguente perdita di attenzione e concentrazione sul gioco e sulla prestazione, vero elemento controllabile della gara.

In questi casi è opportuno rimanere concentrati sulla performance, senza lasciarsi influenzare dal punteggio. Come fare? Innanzitutto è necessario un atto di consapevolezza. Non appena ti accorgi di pensare eccessivamente al risultato cerca di allenarti a spostare l’attenzione sul gioco, magari aiutandoti con un efficace dialogo interiore. Sposta il tuo sguardo sulla palla ad esempio, o sul campo da gioco, respira profondamente, e…gioca. Puoi anche utilizzare la tecnica del “come se…fossi in svantaggio o in parità”. Immagina per un attimo di essere ancora in parità e gioca “come se” l’esito della gara fosse ancora del tutto incerto. Ed in effetti ancora lo è, perchè anche se sei in forte vantaggio, la gara non è ancora terminata e tutto può ancora succedere. Per aiutarti a capire prova a ricordare una partita in cui eri in forte svantaggio ma sei riuscito ugualmente a recuperare.

Il tuo avversario in quel caso si trovava al tuo posto, questa volta in vantaggio, ma tu hai avuto la forza e la tenacia di recuperare, giocando colpo su colpo, palla su palla, respiro dopo respiro. Eri totalmente concentrato sulla prestazione e questo ti ha aiutato a “scalare” gradino dopo gradino la vetta verso il recupero. Rammenta a te stesso questo episodio quando sei in vantaggio, per ricordarti che la partita non è finita e non hai ancora vinto nulla.  Subito dopo concentrati sul gioco e sulla prestazione e sui tuoi punti di forza. Una pausa può aiutarti. Un time-out, una pausa di gioco, un momento di calma. Prenditi qualche istante per recuperare le energie e spostare il tuo focus attentivo dal risultato al gioco.

Naturalmente tutto questo ti verrà più semplice ed automatico quando avrai già allenato il meccanismo in allenamento. Replica in settimana momenti come questo, allenati a spostare volontariamente la tua attenzione, dai sempre il 100%. Solo così sarai abituato a “soffrire” e a dare sempre il massimo, in ogni momento della gara, sino al fischio finale. Osserva infine come si comportano in questi casi i grandi campioni. Personalmente mi ha sempre impressionato il Barcellona F.C.  (calcio). Anche quando si trova in vantaggio i suoi giocatori continuano ad attaccare, il suo gioco sostanzialmente non cambia. Ma non sono alieni! Hanno allenato questa capacità mese dopo mese, allenamento dopo allenamento. Solo così hanno raggiunto livelli di concentrazione pro-performance altissimi. La cosa bella è che chiunque, con costanza, sacrificio e consapevolezza, può raggiungerli. Buona settimana!

barcellona_allenamento

 

VINCI CASOMAI I MONDIALI

4 apr

Oriali

Questo poche righe sono dedicate a chi ha fatto del sacrificio e del sudore la propria missione, nello sport come nella vita. E’ dedicato agli Oriali, ai Cunego…a tutti coloro che hanno vissuto il palcoscenico dello sport nell’ombra, vivendo spesso di luce riflessa. Nel mondo dello spettacolo si chiamano “spalle” e alcune di loro sono diventate così famose che a lungo andare hanno preso il posto delle “prime donne” nel cuore della gente.

Nella maggior parte dei casi senza i gregari gli atleti più famosi non avrebbero nemmeno lontanamente raggiungi i traguardi tanto ambiti. Rivera non sarebbe entrato prepotentemente nella storia del Milan senza l’apporto di Lodetti, Mancini non avrebbe brillato negli ultimi anni di carriera senza l’aiuto di Almeyda, e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Spirito di sacrificio, tenacia, passione, duro lavoro e dedizione al raggiungimento degli obiettivi, motivazione fortemente intrinseca, sono solo alcune delle qualità che un buon gregario deve possedere. Alcuni atleti lo sono per natura, altri lo diventano, stimolati dalla passione, unica e vera linfa vitale per diventare non solo grandi campioni, ma anche grandi gregari.

C’è una bellissima canzone che riassume in poche parole lo spirito del “gregario”. Buon ascolto e un  “in bocca al lupo” particolare a chi ha fatto del “lavoro sporco” la propria passione e soprattutto la propria missione.

UNA VITA DA MEDIANO, di Luciano Ligabue – 1999

una vita da mediano 
a recuperar palloni 
nato senza i piedi buoni 
lavorare sui polmoni 
una vita da mediano 
con dei compiti precisi 
a coprire certe zone 
a giocare generosi 
lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai stai lì 
una vita da mediano 
da chi segna sempre poco 
che il pallone devi darlo 
a chi finalizza il gioco 
una vita da mediano 
che natura non ti ha dato 
nè lo spunto della punta 
nè del 10 che peccato 
lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai stai lì 
stai lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai 
finche ce n’hai 
stai lì 
una vita da mediano 
da uno che si brucia presto 
perché quando hai dato troppo 
devi andare e fare posto 
una vita da mediano 
lavorando come Oriali 
anni di fatica e botte e 
vinci casomai i mondiali 
lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai stai lì 
stai lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai 
finchè ce n’hai 
stai lì

 

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