Tag Archives: Sport di Combattimento

LA PARTITA E’ FINITA QUANDO ARBITRO FISCHIA

7 apr

Vujadin-Boskov-Sampdoria

 

“La partita è finita quando arbitro fischia”. Vujadin Boskov, leggendario allenatore di calcio, riassumeva egregiamente un concento tanto semplice quanto spesso assai poco seguito. La gara termina soltanto quando l’arbitro ne decreta la fine, sia che si tratti di una partita di calcio, di un match di tennis o altro ancora. Purtroppo però, succede che a volte, anzi spesso, i giocatori se ne dimentichino. Questo accade soprattutto quando si è in vantaggio. La tensione agonistica cala, e cala di conseguenza la concentrazione. Oppure, caso più raro, la mente si focalizza sul risultato e la tensione, anzichè calare, aumenta drasticamente, con la conseguente perdita di attenzione e concentrazione sul gioco e sulla prestazione, vero elemento controllabile della gara.

In questi casi è opportuno rimanere concentrati sulla performance, senza lasciarsi influenzare dal punteggio. Come fare? Innanzitutto è necessario un atto di consapevolezza. Non appena ti accorgi di pensare eccessivamente al risultato cerca di allenarti a spostare l’attenzione sul gioco, magari aiutandoti con un efficace dialogo interiore. Sposta il tuo sguardo sulla palla ad esempio, o sul campo da gioco, respira profondamente, e…gioca. Puoi anche utilizzare la tecnica del “come se…fossi in svantaggio o in parità”. Immagina per un attimo di essere ancora in parità e gioca “come se” l’esito della gara fosse ancora del tutto incerto. Ed in effetti ancora lo è, perchè anche se sei in forte vantaggio, la gara non è ancora terminata e tutto può ancora succedere. Per aiutarti a capire prova a ricordare una partita in cui eri in forte svantaggio ma sei riuscito ugualmente a recuperare.

Il tuo avversario in quel caso si trovava al tuo posto, questa volta in vantaggio, ma tu hai avuto la forza e la tenacia di recuperare, giocando colpo su colpo, palla su palla, respiro dopo respiro. Eri totalmente concentrato sulla prestazione e questo ti ha aiutato a “scalare” gradino dopo gradino la vetta verso il recupero. Rammenta a te stesso questo episodio quando sei in vantaggio, per ricordarti che la partita non è finita e non hai ancora vinto nulla.  Subito dopo concentrati sul gioco e sulla prestazione e sui tuoi punti di forza. Una pausa può aiutarti. Un time-out, una pausa di gioco, un momento di calma. Prenditi qualche istante per recuperare le energie e spostare il tuo focus attentivo dal risultato al gioco.

Naturalmente tutto questo ti verrà più semplice ed automatico quando avrai già allenato il meccanismo in allenamento. Replica in settimana momenti come questo, allenati a spostare volontariamente la tua attenzione, dai sempre il 100%. Solo così sarai abituato a “soffrire” e a dare sempre il massimo, in ogni momento della gara, sino al fischio finale. Osserva infine come si comportano in questi casi i grandi campioni. Personalmente mi ha sempre impressionato il Barcellona F.C.  (calcio). Anche quando si trova in vantaggio i suoi giocatori continuano ad attaccare, il suo gioco sostanzialmente non cambia. Ma non sono alieni! Hanno allenato questa capacità mese dopo mese, allenamento dopo allenamento. Solo così hanno raggiunto livelli di concentrazione pro-performance altissimi. La cosa bella è che chiunque, con costanza, sacrificio e consapevolezza, può raggiungerli. Buona settimana!

barcellona_allenamento

 

VINCI CASOMAI I MONDIALI

4 apr

Oriali

Questo poche righe sono dedicate a chi ha fatto del sacrificio e del sudore la propria missione, nello sport come nella vita. E’ dedicato agli Oriali, ai Cunego…a tutti coloro che hanno vissuto il palcoscenico dello sport nell’ombra, vivendo spesso di luce riflessa. Nel mondo dello spettacolo si chiamano “spalle” e alcune di loro sono diventate così famose che a lungo andare hanno preso il posto delle “prime donne” nel cuore della gente.

Nella maggior parte dei casi senza i gregari gli atleti più famosi non avrebbero nemmeno lontanamente raggiungi i traguardi tanto ambiti. Rivera non sarebbe entrato prepotentemente nella storia del Milan senza l’apporto di Lodetti, Mancini non avrebbe brillato negli ultimi anni di carriera senza l’aiuto di Almeyda, e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Spirito di sacrificio, tenacia, passione, duro lavoro e dedizione al raggiungimento degli obiettivi, motivazione fortemente intrinseca, sono solo alcune delle qualità che un buon gregario deve possedere. Alcuni atleti lo sono per natura, altri lo diventano, stimolati dalla passione, unica e vera linfa vitale per diventare non solo grandi campioni, ma anche grandi gregari.

C’è una bellissima canzone che riassume in poche parole lo spirito del “gregario”. Buon ascolto e un  “in bocca al lupo” particolare a chi ha fatto del “lavoro sporco” la propria passione e soprattutto la propria missione.

UNA VITA DA MEDIANO, di Luciano Ligabue – 1999

una vita da mediano 
a recuperar palloni 
nato senza i piedi buoni 
lavorare sui polmoni 
una vita da mediano 
con dei compiti precisi 
a coprire certe zone 
a giocare generosi 
lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai stai lì 
una vita da mediano 
da chi segna sempre poco 
che il pallone devi darlo 
a chi finalizza il gioco 
una vita da mediano 
che natura non ti ha dato 
nè lo spunto della punta 
nè del 10 che peccato 
lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai stai lì 
stai lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai 
finche ce n’hai 
stai lì 
una vita da mediano 
da uno che si brucia presto 
perché quando hai dato troppo 
devi andare e fare posto 
una vita da mediano 
lavorando come Oriali 
anni di fatica e botte e 
vinci casomai i mondiali 
lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai stai lì 
stai lì 
sempre lì 
lì nel mezzo 
finchè ce n’hai 
finchè ce n’hai 
stai lì

 

IL POTERE DELL’IMMAGINAZIONE

13 mar

Beauty

“Vietnam. Un ufficiale americano viene fatto prigioniero per alcuni anni. Per sopportare al meglio la prigionia incomincia ad immaginare di praticare il suo sport preferito, il golf, nel campo da gioco del suo paese. Lo farà quotidianamente. Quando viene liberato, tornato in patria, viene subito invitato a partecipare ad una gara di golf nel suo circolo preferito. Vince. Sbalorditi gli avversari e gli amici gli chiedono come avesse fatto ad ottenere la vittoria senza nemmeno essersi allenato un giorno. Davanti agli occhi meravigliati del pubblico risponde che in realtà durante la prigionia si era allenato tutti i giorni sul suo campo da gioco preferito, attraverso l’uso dell’immaginazione”.

Siete infortunati ed avete paura di perdere il tono muscolare? Volete velocizzare l’apprendimento di un nuovo schema tattico o di un nuovo gesto tecnico? Volete migliorare alcuni aspetti della vostra prestazione? Volete gestire meglio l’ansia da prestazione? In Psicologia Sportiva esiste un programma specifico di Allenamento Mentale, denominato Allenamento Ideo-Motorio, che permette di migliorare diversi aspetti della prestazione attraverso l’uso delle immagini mentali. Questo tipo di allenamento viene anche chiamato Imagery o Visualizzazione. Sebbene questo termine faccia riferimento all’aspetto visivo dell’immaginazione, in realtà possono essere coinvolti anche gli altri sensi: uditivo, cinestesico, gustativo e tattile. I settori applicativi sono i più disparati. Si va dall’allenamento di particolari gesti tecnici, al recupero post-infortunio, alla gestione delle situazioni ansiogene o dei fattori distraenti, al miglioramento delle capacità attentive. Il principio su cui si basa l’Imagery è molto semplice: la mente umana non distingue tra un’immagine vividamente immaginata ed una reale. L’allenamento ideo-motorio è un programma di allenamento mentale che prevede precisi passaggi, tra cui l’apprendimento di un propedeutico esercizio di rilassamento e di specifiche “visualizzazioni” prima generiche, poi via via sempre più specifiche e complesse. Naturalmente per essere davvero efficace l’allenamento ideo-motorio deve essere praticato quotidianamente e con l’aiuto, almeno inizialmente, di uno Psicologo Sportivo o di un Mental Coach.

IL “FLUSSO”

17 feb

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Nella vita della maggior parte degli atleti, almeno una volta nel corso della propria carriera sportiva, è capitato di sperimentare una particolare condizione psico-fisica, in cui la prestazione sembrava fluire senza sforzo, come se l’atleta si trovasse in uno stato di trance agonistica ed il suo gioco migliore arrivasse come per magia oltre le aspettative.

I giocatori che hanno sperimentato questa condizione riferiscono di essersi sentiti leggeri, pervasi da un senso di potenza e soddisfazione profondi, completamente assorbiti nella loro prestazione. Anche a voi sarà sicuramente capitato, almeno una volta. E’ lo stato di “flow”.
In questi casi è possibile che l’atleta raggiunga la “peak performance”, il momento di massima prestazione.

Le sensazioni e le emozioni che accompagnano la peak performance sono riconducibili generalmente a:

  • Fiducia ed ottimismo (atteggiamento positivo, mantenimento del controllo anche in situazioni ansiogene o nervose);
  • Senso di isolamento (sensazione di un completo distacco dall’ambiente esterno, e contemporaneamente la sensazione di completo accesso alle proprie risorse e capacità);
  • Focalizzazione nel presente (assenza di pensieri sul passato o sul futuro);
  • Alto livello di energia psico-fisica (percezione di un’elevata energia e carica vitale);
  • Uno stato di rilassamento fisico e mentale (calma, rallentamento della percezione temporale, alto livello di concentrazione, scioltezza muscolare, sicurezza di movimento);
  • Completo controllo della situazione (esecuzione automatica, senza dover esercitare alcuna forma di controllo);
  • Attenzione elevata al proprio corpo e all’ambiente di gioco.

(tratto dai lavori di G. Gramaccioni e C. Robazza)

La peak performance, che apparentemente si realizza in modo casuale, è invece spesso il risultato di uno stato mentale ottimale, chiamato appunto “flow” (letteralmente “flusso”), caratterizzato da un coinvolgimento totale in quanto sta accadendo. Spesso lo stato di flow si realizza quando i giocatori si percepiscono all’altezza delle richieste del compito o della competizione. In questi casi l’importanza dell’allenamento mentale è fondamentale per indurre l’atleta a rivivere in maniera consapevole e non casuale lo stato di flow, ricreando le condizioni necessarie per raggiungere la peak perfomance, il momento di massima prestazione.

Le tecniche mentali orientate al miglioramento delle condizioni psico-fisiche ideali per lo sviluppo dello stato di flow, e dunque finalizzate al raggiungimento della peak performance, devono divenire bagaglio di ogni giocatore che voglia migliorare il proprio approccio mentale alla gara ed influenzare volontariamente l’ingresso nello “stato di flow”. In questo modo, anche i risultati tanto sperati si avvicineranno.

A chi volesse approfondire il concetto di Flow, consiglio di leggere il testo di M. Muzio “Sport: flow e prestazione eccellente. Dai modelli teorici all’applicazione sul campo”, Franco Angeli Editore.

SVILUPPA LA TUA “HAKA” INTERIORE!

27 gen

 

Nel suo libro “Maori Games and Haka”, lo studioso Alan Armstrong descrive la Haka così:

“La Haka è una composizione suonata con molti strumenti. Mani, piedi, gambe, corpo, voce, lingua, occhi… tutti giocano la loro parte nel portare insieme a compimento la sfida, il benvenuto, l’esultanza, o il disprezzo contenute nelle parole. È disciplinata, eppure emozionale. Più di ogni altro aspetto della cultura Maori, questa complessa danza è l’espressione della passione, del vigore e dell’identità della razza. È, al suo meglio, un messaggio dell’anima espresso attraverso le parole e gli atteggiamenti.”

Ma qual è lo scopo e contemporaneamente il vantaggio offerto da questo rituale pre-gara?
All’inizio del suo utilizzo, quando gli avversarsi non ne conoscevano esistenza e peculiarità, serviva anche per intimidire i “nemici” sul campo. Ora che gli avversari si sono abituati al rituale degli All-Blacks si ipotizza che addirittura ne traggano vantaggio nel sentirsi più uniti nell’affrontare i fortissimi neozelandesi.

Il vero vantaggio di questa danza dalle origini antiche, per chi la pratica, risiederebbe dunque nell’incanalare le energie negative e le tensioni pre-partita verso una direzione positiva. Scaricarando lo stress in questo modo, esso si trasformerebbe in vera e propria energia positiva, permettendo ai giocatori di iniziare la gara con un’attivazione psico-fisica ottimale ed un atteggiamento psicologico perfetto. Le emozioni negative lascerebbero il posto ad emozioni e sensazioni positive, la tensione non scompare ma si trasforma in carica agonistica ottimale, attenzione e concentrazione sono esclusivamente dirette alla gara ed alla prestazione. Tutto questo naturalmente si unisce anche al fatto che, attraverso questa danza, i giocatori diventano più coesi e si rafforza il senso di appartanenza alla squadra e al popolo che rappresentano.

E’ dunque molto importante sviluppare una routine pre-gara, comportamenti e pensieri che vi portino ad incanalare le giuste energie ed iniziare la gara ottimamente concentrati ed “attivati” positivamente. Tempo fa ho scritto un articolo sui rituali pre-gara e sul comportamento pre-gara che vi consiglio di leggere. Con l’esempio dell’Haka volevo ricordarvi l’importanza di un adeguato rituale pre-gara che vi aiuti ad “entrare in partita”.

VUOI RILASSARTI? …RESPIRA!

25 nov

respirare

Hai bisogno di abbassare la tensione durante una competizione? Premesso che un po’ d’ansia (o meglio di attivazione psico-fisiologica) è necessaria per ottenere buone prestazione – aiuta a rimanere concentrati – e che per quanto ti sforzerai non riuscirai ad eliminarla del tutto, è comunque possibile gestirla, trasformandola in energia e carica agonistica positiva, o abbassarla, attraverso il dialogo interno o immagini mentali specifiche, oppure tramite eserci di rilassamento. E’ proprio di queste pratiche che volevo parlare in questo articolo. Senza addentrarmi nella spiegazione di yoga, training autogeno o altre pratiche di rilassamento, vorrei invece soffermarmi su un semplicissimo esercizio di rilassamento attuabile anche durante una gara, cosa assai difficile per le classiche pratiche di rilassamento. Sto parlando della semplice respirazione, in particolare della respirazione diaframmatica o rilassante.

Questa modalità respiratoria è alla base di qualsiasi esercizio di rilassamento ed è molto utilizzata nelle arti marziali, nel canto e nelle pratiche meditative. Prova a respirare lentamente, concentrandoti sul flusso di aria che entra ed esce dalle narici, respira lentamente e profondamente e, mentra inspiri, cerca di gonfiare la pancia come se dovessi gonfiare un piccolo palloncino. Basteranno 4 o 5 respiri di questo tipo per diminuire leggermente il tuo stato di tensione. Inoltre, grazie a questa respirazione, “tornerai” al momento presente della prestazione, elemento importante ai fini di una buona prestazione. Scientificamente è il flusso di aria fresca che, raffreddando una regione del cervello, induce un leggero stato di rilassamento. Approfitta dunque delle pause tipiche di ogni competizione, anche brevissime, per rilassarti leggermente qualora tu ne senta la necessità.

ANCHE TU PENSI TROPPO AL RISULTATO?

8 nov

tennista arrabbiato

Non sbagliare! Non devo fare brutta figura! Devo vincere per forza! Devo qualificarmi per forza! Non devo perdere! Devo fare bene assolutamente!

Se anche tu, qualunque sia il tuo livello agonistico, ti sei riconosciuto in alcune di queste frasi, allora molto probabilmente sei vittima della cosidetta “tensione da risultato”. E’ un “virus” molto diffuso, non preoccuparti! Ne soffrono quasi tutti gli atleti ad eccezione dei bambini a cui interessa soltanto divertirsi (quando non è così sono allenati da persone che hanno perso il vero senso del proprio mestiere: educare prima ancora che allenare!).

Analizziamo ai raggi “x” il concetto di risultato (dal dizionario): “riultato: situazione che si viene a creare alla fine di una vicenda”. La vicenda in questione è la gara, la partita, o una semplice partita con gli amici. Un dato di fatto fondamentale è che il risultato è incontrollabile, almeno direttamente. Ecco spiegato l’arcano. Se prima di una competizione hai delle aspettative eccessivamente alte rispetto alle tue reali possibilità, molto probabilmente resterai a bocca asciutta. Ma se prima della competizione hai addirittura la mente focalizzata esclusivamente sul risultato, la tensione non farà altro che aumentare, e con molta probabilità resterai altrettanto a bocca asciutta.

Il risultato dipende da: forza dell’avversario, insidie di varia natura (intemperie, terreno scivoloso, ecc.), fortuna/sfortuna (per chi ci crede), prestazione. Ebbene l’unico aspetto su cui si può avere il totale controllo è la prestazione. E’ soltanto lavorando sulla prestazione che si può influenzare indirettamente il risultato: buona prestazione significa quasi sempre buon risultato, e se questo non arriva, pazienza, non posso rimproverarmi nulla (bello no?). Lavorare sulla prestazione fa diminuire anche la tensione, perchè la mente è focalizzata sul gioco, sul momento presente, sulla strategia di gioco, su quello che sto facendo, e non su qualcosa di astratto ed incontrollabile.

Pertanto cosa puoi fare prima di una competizione importante? Stabilere un obiettivo realistico sulla base delle tue possibilità e della tuaforma psico-fisica di quel momento e, soprattutto, se hai scelto un obiettivo di risultato, ad esempio vincere quella specifica gara, stabilire un obiettivo di prestazione che sia “al servizio” del risultato che vuoi ottenere e di conseguenza lavorare sul “come” raggiungerlo ed allenandoti a spostare la tua attenzione al momento presente del gioco, sapendo che se sei concentrato solo sul risultato (o sulla paura di sbagliare o sul punteggio) non andrai molto lontano.

Puoi dire a te stesso:“focalizzarmi sul risultato mi è utile quanto masticare un chewin-gum per risolvere un’equazione algebrica”.

Buona prestazione a tutti!

COSA COMUNICA IL TUO CORPO?

29 ago

smorfia
Come si muove un campione in campo? Che sguardo ha? Come sono i suoi movimenti? Come vi muovete voi quando giocate in maniera impeccabile? Che comportamento assumete quando avete fiducia nei vostri mezzi? Che postura assumente quando siete fiduciosi nel vostro gioco? Che posizione avete e come si muovono le vostre gambe quando giocate in maniera perfetta? Questi atteggiamenti hanno un nome ben preciso: fisiologia o, meglio ancora, fisiologia in campo. Provate ora a pensare al vostro comportamento, ai vostri movimenti, alla vostra postura, quando giocate male, quando non siete concentrati o non avete fiducia nei vostri mezzi e nel vostro gioco. Sicuramente noterete delle grosse differenze. Le differenze risiedono soprattutto nella vostra mente e nel vostro atteggiamento mentale e questo influenza direttamente e pesantemente la vostra fisiologia in campo. Ma è vero anche il contrario. La postura, i movimenti, la posizione delle spalle, lo sguardo, persino le espressioni facciali, possono influenzare il vostro atteggiamento mentale.

Provate dunque ad assumente una fisiologia “da campione” quando siete in campo, senza timore di sembrare arroganti o di montarvi la testa. E’ un piccolo “giochetto”. Influenzerete la vostra testa e sicuramente vi sentirete meglio. “Anche se è difficile, occorre cercare sempre di reagire e cercare di ricreare in voi quell’atteggiamento vincente che vi possa ispirare emozioni di sicurezza e certezza, tranquillità e serenità, fiducia e grinta, entusiasmo e motivazione” (Livio Sgarbi, mental coach). E questa esperienza può realizzarsi tanto più facilmente quanto meglio userete il vostro corpo, la vostra postura, i movimenti e le espressioni facciali a vostro vantaggio. Un altro piccolo passo per raggiungere grandi risultati.

GLI AZZURRI SI RILASSANO IN BRASILE

18 giu

azzurri in brasile

 

L’Italia del calcio sta vivendo un periodo importante. L’under 21 è approdata alla finale dell’europeo, mentre gli azzurri di Prandelli hanno vinto la prima gara di Confederation Cup. Sfogliando la gazzetta di questa mattina ho letto un articolo che descrive il momento di relax dei giocatori italiani in Brasile. Il commento di molti a questa notizia è stato piuttosto negativo, soprattutto in relazione ad una presunta “perdita di concentrazione” in vista della prossima gara. Io sono dell’opinione opposta.

A mio avviso “staccare la spina” non solo è utile alla concentrazione, ma in molti casi addirittura necessario. La concentrazione è la capacità di focalizzare l’attenzione su uno specifico oggetto per un certo lasso di tempo. Naturalmente questa operazione prevede un dispendio di energie psico-fisiche. Più la gara è importante, più i pensieri e le immagini mentali si concentrano su di essa. Il rischio è che ancor prima di giocarla, gli atleti arrivino il giorno della competizione avendo “giocato” nella propria testa decine e decine di partite, arrivando “stressati” e con un alto livello di tensione, deleterio ai fine della concentrazione e della prestazione in campo.

Ecco perchè suggerisco la distrazione e lo svago nei giorni che precedono la gara. Questo naturalmente senza affaticare corpo e mente. Ma distrarsi prima di una competizione libera la mente e limita i pensieri negativi ed orientati eccessivamente al risultato. Ecco perchè condivido la scelta degli azzurri e quella del loro allenatore. E’ fondamentale “staccare la spina” per poi “riattaccarla” al momento giusto, durante gli allenamenti ed ancora di più nel momento della gara. Pertanto, in bocca al lupo Italia, e…buon relax!

SEI UN ATLETA DA ALLENAMENTO O DA GARA?

29 mag

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La gara è per tutti gli atleti un momento importante. Spesso può essere la conferma e l’appagamento dei tanti sacrifici fatti, è spesse volte un momento cruciale all’interno di un’importante stagione agonistica, è la “prova del nove”, una tappa fondamentale nella carriera di un giocatore, è la verifica di tanti allenamenti.

Per alcuni atleti è più semplicemente un momento come altri, una tappa necessaria per raggiungere un traguardo personale o di squadra. Alcuni giocatori vivono la gara con molta energia positiva, con grande carica agonistica e sono totalmente concentrati ed “immersi” nella competizione. Altri sono nervosi, agitati, tesi, e vivono la gara in modo negativo e stressante. Altri ancora invece non sembrano interessarsi alle competizioni, la loro attivazione è bassa ed apparentemente non danno importanza al momento della gara. Qualunque sia il tuo punto di vista ed il tuo personale approccio al mondo delle competizioni, voglio svelarti alcuni “segreti”.

Innanzitutto un “pizzico” di tensione, di sana ansia da prestazione, non solo è normale, ma può essere addirittura necessaria. Questo perchè un’adeguata attivazione è utile per “accendere” l’interruttore della concentrazione e prepararti al meglio ad affrontare una perfomance. E’ pertanto inutile cercare di allontanare questa tensione, piuttosto è fondamentale gestirla, incanalandola nella giusta direzione agonistica, focalizzando volontariamente lo stress sulla prestazione e non sul risultato (vero aspetto incontrollabile ed ansiogeno). In questa direzione esistono poi delle tecniche di self-talk e di rilassamento che possono aiutarti ad abbassarla e gestirla ulteriormente, ma è comunque fondamentale comprendere quale sia il tuo personale livello attivazionale utile alla tua prestazione ed abbassarlo o alzarlo a seconda delle circostanze.

Un’altro punto molto importante riguarda il livello di auto-efficacia percepito. Se ti senti particolarmente sfiduciato e “negativo”, probabilmente hai semplicemente bisogno di migliorare il tuo livello di gioco raggiungendo gradualmente piccoli ma significativi traguardi. Anche porti degli obiettivi realistici e prestazionali in gara può aiutarti a gestire il tuo livello di stress, che al contrario si alza notevolmente quando le aspettative sono eccessivamente alte e soprattutto irrealistiche.

Talvolta però, allenarti troppo nella settimana pre-gara può essere inutile, specialmente se lo scopo è solo quello di sentirti più sicuro. In quest’ottica le ore di allenamento potrebbero non essere mai sufficienti. Prova allora ad allenarti il giusto, poniti obiettivi di prestazione e non di risultato, lavora sulla strategia, ed il giorno prima di una competizione………DISTRAITI! 

Distrarsi il giorno prima è infatti un’ottima strategia, ti permette di rilassarti, di non vivere mentalmente mille gare nella tua testa e di arrivare il giorno della gara fresco e con la giusta attivazione. Allenati poco, passa delle ore in compagnia dei tuoi amici, guardati un bel film, vai a dormire presto, distraiti, fai altro che non sia inerente il tuo sport, e dedica alla gara solo poco tempo, quello necessario a rivedere la tua personale strategia di gioco, la tua tattica, i tuoi obiettivi.

In questo modo arriverai alla competizione meno stressato e meno stanco, e dovrai solo gestire la tua attivazione e la tua concentrazione. E’ un piccolo consiglio ma a mio avviso molto importante. E ricorda, lo sport è un gioco e come tale va preso. Divertiti e goditi la gara, quel momento magico di adrenalina e competizione che solo lo sport sa regalare.

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